sabato 11 marzo 2017

TORNO A TE, CHE SEI PER ME... L'ESSENZIALE!! 😍💒👈🏃👉💓

Questo è lo slogan che abbiamo voluto adottare in occasione del rito della Promessa e dell’Accoglienza tenutosi domenica 5 febbraio presso il Santuario francescano di Cava de’ Tirreni. È chiaro che si tratta di un verso della famosa canzone di Marco Mengoni, al quale però abbiamo voluto dare un inquadramento ben definito: il “Te”, a cui allude il cantante, non che essere Gesù, il quale rappresenta per noi “l’Essenziale”, la sostanza di ogni giorno a cui non potremmo in nessun caso rinunciare. Dunque, per poter essere convinti di questo, c’è bisogno intraprendere un cammino che ci porti ad accantonare tutte le cose vane della vita - quelle cose materiali e quei comportamenti o convinzioni inutili e sterili che non fanno altro che appesantirci - per giungere così al cuore della fede cristiana, a ciò che davvero conta, a ciò che è necessario per la vita di un uomo; giungere a Gesù.

Le strade da poter percorrere sono tante, però questa volta abbiamo scelto di farci guidare da due concetti, la secolarità e la minorità, le quali hanno caratterizzato tutte e quattro le tappe affrontate. Infatti, nella prima abbiamo potuto apprezzare la secolarità grazie alle parole e alle esperienze donateci da una ex gifrina, la quale ci ha mostrato come l’essere giovane francescano invade ed orienta l’intera esistenza umana.Ci permette di osservare i fatti e le vicende quotidiane sotto una luce diversa, convinti che Cristo, come un buon Padre, non ci abbandona nelle difficoltà e nella tristezza, ma ci accompagna e ci guida perché “Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano” (Salmo 139).

Nel secondo incontro, invece, ci si è voluti concentrare sulla minorità dell’uomo nella Chiesa Cattolica. La condizione stessa di Figli ci deve guidare nella ricerca della Misericordia del Padre attraverso gli insegnamenti della Chiesa: infatti, per il giovane francescano la Chiesa diviene Madre poiché si prende cura dei suoi figli, si pensi ad esempio alla funzione svolta dal Magistero della Chiesa Cattolica. Anche gli stessi figli, però, devono prendersi cura di lei poiché è Gesù stesso che ce l’ha affidata: Egli è venuto a rivelarci la verità e la bellezza di essere Figli di Dio, ci ha aperto gli occhi sulla bontà e sulla Misericordia del Padre. Ci ha mostrato questo con i fatti: il sacrificio della croce diviene dunque non un momento di tristezza ed angoscia, ma di gioia, perché Gesù ha sconfitto anche la morte e dona il suo corpo e il suo sangue ogni giorno nell’eucarestia.

In virtù della convinzione di essere Figli di un unico Padre, nella terza tappa del nostro cammino di avvicinamento al rito della Promessa, ci viene ribadito che non possiamo non comportarci come fratelli tra noi. Il rapporto che deve legarci deve essere quello della minorità: bisogna farsi carico dell’altro, delle sue difficoltà e delle sue emozioni, accogliere il prossimo come un dono per sperimentare l’amore di Dio; Gesù ci dice che «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me», (Matteo 24, 40).

Mettere in pratica però gli insegnamenti del Maestro è cosa tutt’altro che semplice: spesso rientriamo perfettamente nelle vesti del fratello invidioso nella famosa parabola delPadre Misericordioso (o del figliol prodigo), il quale, saputo del rientro del fratello allontanatosi di casa, e dell’accoglienza festosa riservata a lui dal padre, si sente indispettito per il duro lavoro e per la sincera fedeltà al servizio del padre, mai adeguatamente ripagati. A volte, però, ci capita di assomigliare moltissimo al figlio sicuro di sé della parabola che, chiesta la sua parte di eredità, è convinto di poter riuscire nella vita ed avere successo soltanto grazie alle sue capacità. Ben presto però si guarda dentro e si pente, riconosce di aver sbagliato e, con cuore umile, ritorna sui suoi passi invocando la Misericordia del Padre.

Infine, il percorso di preparazione al rito della Promessa si è concluso con un momento di riflessione e meditazione culminato con la celebrazione del sacramento della riconciliazione. Anche in questo momento non è mancato il gusto di assaporare il dono della fraternità, avendo l’occasione di mostrare cosa meglio ci rappresenti e cosa rappresenta per noi la fraternità attraverso un oggetto simbolico.

In conclusione, possiamo dire che il percorso affrontato ci ha permesso di capire cosa veramente conta nella nostra esistenza, cos’è per noi l’Essenziale: per noi ha un nome ed è quello di Gesù. Lui, che si spezza per noi ogni giorno nell’Eucarestia, è il nostro centro, le sue opere e i suoi insegnamenti racchiusi nel Vangelo sono la nostra guida, la Chiesa che ci è stata affidata e che si prende cura dei suoi figli è la nostra Madre, i poveri e gli ultimi, di cui farsi carico e prendersi cura, sono i nostri fratelli.


Questo abbiamo Promesso!!

martedì 6 settembre 2016

Esperienza di servizio alla Caritas di Roma

In questo particolare anno della misericordia, la gioventù francescana di Cava de' Tirreni ha voluto vivere un'esperienza di servizio mettendo in pratica le opere di misericordia che Papa Francesco ci ricorda nella bolla Misericordiae Vultus e con cui ha annunciato l'apertura dell'anno giubilare della Misericordia.

Nel primo weekend di agosto ci siamo recati a Roma, presso la Caritas diocesana romana, la quale svolge un ruolo fondamentale nella vita sociale della città e si candida ad essere il punto centrale per l'accoglienza di persone con forti disagi; insomma opera nel campo sociale dove lo Stato molto spesso viene a mancare.

Dopo la sistemazione nell'alloggio residenziale, l'esperienza di servizio ha inizio con un incontro di formazione, il quale ha come oggetto proprio l'esperienza da vivere nella giornata seguente.

La parola del Vangelo, fonte di ispirazione per ogni cristiano, ci aiuta a prepararci. Viene scelto il passo in cui Gesù vive la sua esperienza di servizio più forte: “la lavanda dei piedi”. Una vicenda ben nota, in quanto rievocata nel Giovedì Santo, in cui Gesù si cinge la vita con un grembiule e lava i piedi ai suoi discepoli. Un gesto che racchiude in sé l'amore che Dio (nelle vesti di Gesù) dona all'uomo (i discepoli), perché il Maestro si abbassa a servire i suoi discepoli affinchè possano prendere parte con lui nella vita eterna.

Tale vicenda viene commentata attraverso un dipinto di Sieger Koder, il quale rappresenta Gesù chino a lavare i piedi a Pietro. Cristo è rappresentato senza volto, mentre viene raffigurato solo il volto dell'apostolo. Ciò sta a significare che quello di Gesù è il volto dell'amore dei fratelli e possiamo incontrare il Signore solo se ci doniamo all'altro, se ci dedichiamo all'altro, se offriamo all'altro il nostro servizio senza voler nulla in cambio. Anche se quello che facciamo è poco, proprio come una goccia rispetto alla vastità del mare, quella goccia però ne cambierà la consistenza.

Il giorno successivo è stata svolta presso la Caritas diocesana di Roma l'esperienza di servizio vera e propria. In particolare la giornata ha avuto inizio con la visita all'ostello della Caritas romana nei pressi della stazione Termini, dove vengono accolte persone con diverse storie, esigenze, trascorsi, ma con il bisogno di essere accolti perché la società civile li ha messi da parte, li ha rifiutati.

La struttura dell'ostello offre diversi servizi, primo fra tutti dona una dimora a quanti vivono per strada ed offre un pasto caldo a quanti non possono permetterselo. Inoltre, tramite i centri di ascolto gli ospiti vengono seguiti ed accompagnati verso una “riabilitazione sociale”: il centro offre un soggiorno notturno e una cena, ma durante il giorno, a seconda delle particolari condizioni, ogni ospite è invitato ad uscire dal centro per cercare una propria indipendenza tramite un lavoro, ad esempio.

Questo ostello però ha una particolarità che lo rende unico rispetto agli altri: Papa Francesco ha voluto realizzare la prima Porta Santa non presente in un luogo religioso, cosicché chiunque potesse passare attraverso essa e sperimentare la Misericordia di Dio. Anche noi abbiamo attraversato quella porta tenendoci per mano. Successivamente ci siamo spostati presso Casa Giacinta per offrire il nostro contributo al servizio mensa della struttura. Questo luogo è un centro di seconda accoglienza nel quale giungono persone che hanno già intrapreso un programma di riabilitazione. In concreto, ospita numerose persone anziane senza dimora, o parenti ed amici in grado di accoglierli, dalle diverse problematiche fisiche e non.

Qui ha luogo il vero e proprio servizio tramite l'accoglienza e l'offerta del pranzo agli anziani.

La giornata si conclude con un momento di condivisione esprimendo le sensazioni e le emozioni provate durante questa esperienza. Subito si evincono pensieri contrastanti: non è stato semplice all'inizio, essendo stata la prima esperienza, c'era un po' di imbarazzo, perché non si conoscevano le persone con cui si entrava in contatto; poi l'esperienza è andata migliorando in quanto si è cercato di strappare loro un semplice sorriso, di aiutare chi non poteva a sbucciare della frutta o ad aiutare a mangiare un gelato, cogliendo l'occasione di scambiare qualche parolina.  

Non ci accorgiamo, molte volte, di quanto siamo fortunati nell'avere una famiglia, un piatto caldo sulla tavola a casa sempre pronto, avere una sorella o un fratello con cui scambiare una parola, non capiamo l'importanza di avere qualcuno accanto e di non essere soli. Non è stato semplice, ma aiutare qualcuno che veramente ha bisogno ci riempie il cuore di gioia, ci carica di forza di volontà e ci sprona ad offrire un servizio ad ogni occasione di bene.

Nel giorno conclusivo ci siamo recati nella Città del Vaticano dove ancora una volta insieme tenendoci per mano abbiamo varcato la Porta Santa per poi ascoltare le parole di Papa Francesco nel consueto Angelus domenicale.

Nonostante questo programma ricco di impegni da rispettare non sono mancati i momenti di relax trascorsi ad ammirare il fascino che la città di Roma offre ai suoi abitanti con i suoi stupendi monumenti, gli imperiosi palazzi e le fantastiche piazze.

L'esperienza di Roma ci ha segnato la ricorderemo sempre con queste parole pronunciate dal Signore:" Tutto ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me" (Mt, 25-40).

giovedì 19 maggio 2016

Festa regionale Gifra Campania-Basilicata

Siamo quasi giunti alla fine dell’anno fraterno e non possiamo non parlare della Festa Regionale della Gifra che ormai da qualche anno si svolge il 1°maggio. Quest’anno la città che ci ha accolto è stata Sarno e il tempo gioca sempre brutti scherzi ma il sole prevale sempre. Lo slogan scelto è stato: “Incantiamo il mondo con i doni della vita”. Ma cosa significa? Partiamo dalla parabola dei talenti (Matteo 25, 14-30) , che ci ha accompagnato nella mattinata nella liturgia iniziale di questa esperienza.

“Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni”: un Dio che da sempre sappiamo che ci chiama a seguirlo, ci chiama per nome e dona ad ognuno di noi dei talenti irripetibili per realizzare il suo disegno. Talenti da accogliere e mettere a frutto e al servizio degli altri. E a noi giovani francescani che abbiamo ricevuto una chiamata speciale, che è quella di seguire Cristo sulle orme di Francesco d’Assisi, è stato affidato un talento altrettanto speciale: il talento della fraternità.

“Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone”: la paura blocca il servo, la paura blocca noi giovani, ci ferma davanti a tante situazioni, la paura di perdere tutto e di non essere all’altezza. Allora cosa significa “Incantare il mondo con i doni della vita”? Il Signore se ci dona dei talenti è perché ha tanta fiducia in noi, il nostro compito è di riscoprire questi doni che Lui ci ha fatto e moltiplicare i nostri talenti, incantare il mondo con essi sporcandoci le mani, mettere al servizio il dono della fraternità da annunciare nelle nostre comunità, per le strade, essere portatori del Suo amore nel mondo e diventare speranza di un nuovo mondo. Essere uomini e donne fino in fondo, non fermandoci a mezza costa, non mettendo limiti all’utopia.

E proprio accompagnati da questo vangelo la mattinata si è poi svolta divisi per gruppi per vivere diversi laboratori improntati proprio alla riscoperta dei nostri talenti.

Nel pomeriggio un’ulteriore momento si è poi aggiunto alla festa: le testimonianze. Il tema di fondo, anche in vista del Giubileo, è stato la Misericordia. L’esempio è stato ben reso dalle parole di Abdul un ragazzo africano arrivato in Italia per sfuggire alla guerra e alla fame del suo paese. Egli stesso si è commosso quando ha raccontato, dinanzi a tutta la Piazza di Sarno, la sua storia, in particolar modo della sua traversata nel deserto che dovette compiere prima di giungere in Italia. Le sue lacrime sincere al pensiero che lì vi perse due dei suoi più grandi amici; lacrime per la mancanza di sua madre, che gestisce un piccolo negozio di pesce in Senegal, quello per cui egli fu costretto a fermare gli studi per aiutarla con il lavoro. Delle sensazioni che sembrano a noi, oggigiorno, quasi impensabili, ma che Abdul si è trovato ad affrontare a soli diciassette anni. Nonostante ciò Abdul ringrazia Dio perché ora è in Italia dove lui dice “il 75% delle persone è buona’’, e ancora sottolinea “abbiamo tutti un naso, un cuore, respiriamo e amiamo allo stesso modo perché tutti uguali”, poi parlotta un napoletano stentato e sorride.

A seguire, come seconda testimonianza c’è stata quella di Gabriele che ha compiuto una missione in Africa, luogo nel quale ha lasciato una parte di sé e le cui sensazioni sono tuttora intense nei suoi occhi. Ha raccontato un episodio di un bambinetto, che ogni mattina nutriva con del riso, ma che dopo aver ricevuto la sua porzione scappava. Non comprendendo il motivo, un giorno decise di seguirlo e si accorse che il bimbo scappava per portare il pasto alla sua tenda ai suoi amici e ai parenti, per poterne mangiare insieme. Queste immagini accompagneranno la vita di Gabriele per sempre: una vita all’insegna della Misericordia. Una vita simile è quella intrapresa, dei coniugi Giovanna e Alfredo che, non riuscendo ad avere figli propri, hanno deciso di adottare un bimbo. Ma poi quasi per miracolo Giovanna aspetta un bambino, e non solo uno, infatti, da alla luce due gemelli. Inoltre, si presentano davanti a loro ancora occasioni di adozione e la coppia, “non contenta” arriva alla quota di sette bei figli di cui una, che fu adottata all’età di quindici anni, è prossima al matrimonio e presto sarà mamma.

Come l’inizio, a concludere la giornata vi è stata la celebrazione eucaristica. Fra Pietro, ancora una volta, afferma che la Misericordia deve essere costruita giorno per giorno da noi tutti, in modo da raggiungere forse un luminoso mondo domani in cui non ci sia più bisogno che qualcuno adotti  bambini e in cui Abdul non debba fuggire da casa sua per la guerra. Ma per tutto ciò occorre vivere la solidarietà fino in fondo, come San Francesco e come diceva Giovanni Paolo II a proposito della Gifra, affidandosi ad “un luminoso ideale di vita”.

martedì 19 aprile 2016

Festa dei giovani 2016

Anche quest’anno,  nella giornata del 19 marzo 2016, la Diocesi Amalfi-Cava de’ Tirreni ha organizzato la Festa diocesana dei giovani.
Tutti i giovani della Diocesi si sono trovati coinvolti in questo evento che, quest’anno si è svolto nel comune di Amalfi. L’organizzazione ha previsto la suddivisione dei giovani in base alle sette foranie della diocesi, dislocando quindi i vari gruppi nelle piccole chiesette intorno ad Amalfi.
Noi giovani della GIFRA ci siamo fermati ad Amalfi e ci siamo recati insieme ad altri giovani in aula catechistica, nella quale si è svolta una piccola catechesi sul significato del sacramento della riconciliazione. Due rappresentanti dell’azione Cattolica hanno voluto trasmettere tutto ciò tramite il brano tradotto dei Pink Floyd ‘Wish You Were Here’: (Vorrei che fossi qui , che l’amore Cristiano è immenso come il mare e deve riuscire a remare al di là dei pregiudizi e delle credenze, che creano una prigione per l’individuo stesso e per il suo rapporto con gli altri e che in altre parole, sviliscono la sua libertà. Come vorrei, come vorrei: che fossi qui, siamo solo due anime sperdute, che nuotano in una boccia di pesci. Anno dopo anno, corriamo sullo stesso vecchio terreno e cosa abbiamo trovato? Le solite vecchie paure. Come vorrei che fossi qui). Con questa canzone hanno invitato i giovani a non correre più per quello “ stesso vecchio terreno” e a non fare come “i pesci” che ruotano nella “boccia”, con le stesse paure , ovvero i pregiudizi di sempre, e le conclusioni affrettate che poniamo in continuazione verso gli altri. Piuttosto, dovremmo fare come Gesù che,  nel Vangelo di Giovanni, invita il non-peccatore a scagliare la prima pietra contro l’adultera e che infine pone una domanda quasi sarcastica:  “Nessuno ti ha condannata?” –“Nessuno, Signore”.  Ebbene, chi avrebbe potuto condannare  l’adultera e quale senso avrebbe avuto, se in fin dei conti, tutti  siamo peccatori? Allora è lì che Gesù va oltre le convenzioni delle folle  e si inginocchia  in modo da collocarsi sullo stesso piano della peccatrice , la riporta in piedi e le chiede solo di provare a non peccare più.  C’è da dire, che lo spunto di riflessione è partito. A questo punto il cuore è pronto per la confessione, grazie alla disponibilità dei sacerdoti che si sono posti in ascolto dei giovani.
Dopo questo momento ci si è recati tutti verso il Duomo di Amalfi per accogliere la testimonianza di una Suora missionaria redentorista, introdotta da un momento di animazione della Gifra e dei giovani della parrocchia della Santissima Annunziata di Cava .  Gesti semplici , parole elementari che però assumono un significato grande. In seguito tutti i giovani hanno varcato la porta Santa, inginocchiandosi e baciando la terra in segno di devozione, fede e rispetto. In quel momento si ha la mente libera da tutti i pensieri, l’anima leggera e il cuore colmo di gioia.
Ha avuto inizio la celebrazione in Cattedrale con l’introduzione di don Giovanni Pisacane, responsabile della Pastorale giovanile, seguito dal discorso di S.E. Mons. Orazio Soricelli sui temi del peccato, del perdono e della misericordia.
Al termine di questo momento ci siamo recati in piazza….Un trancio di pizza e una fetta di torta, music-deejay , sorrisi, sguardi, balli latino-americani, l’autobus con qualche canzone stonata, un po’di stanchezza e in borsa un’esperienza in più .

domenica 3 aprile 2016

Mani Tese Verso Il Mondo

Sabato 12 Marzo la Gioventù francescana di Cava de' Tirreni ha vissuto l'iniziativa "Mani tese verso il mondo" incontrando i detenuti dell'Istituto a Custodia Attenuata di Eboli per il Trattamento delle Tossicodipendenze e/o Alcoldipendenze.
L'incontro, tenutosi presso il piccolo teatro curato e abbellito dai detenuti stessi, ha visto la partecipazione di nuovi detenuti che la scorsa volta non erano presenti, i quali hanno potuto assistere insieme ai gifrini ai momenti di testimonianza e di condivisione di alcuni detenuti, che hanno avuto ancora una volta il coraggio di parlare di esperienze della propria di vita, non vissute con semplicità e con razionalità.
Oltre alle testimonianze, in questo tempo pasquale, i gifrini e i detenuti hanno realizzato nell'istituto una piccola via Crucis e poi, insieme,  prendendosi per mano hanno recitato il Padre Nostro.
Leggiamo alcune emozioni e sensazioni vissute dai partecipanti:
SIMONA: "La visita all'Icat di Eboli per me è stata un'esperienza nuova che mi ha toccato molto. Ascoltare le testimonianze di alcuni detenuti che hanno attraversato vicende molto difficili, mi ha dato modo di riflettere su quante volte noi non apprezziamo  il dono della LIBERTA'. Libertà non solo come libertà di circolazione, ma anche come libertà di scegliere cosa è bene e cosa è male. Alcuni fanno delle scelte sbagliate,  optando per qualcosa che sanno non essere giusta,  ma quel momento di debolezza in quella determinata circostanza li induce ad orientarsi su quella strada. Ciò che conta è il ravvedimento, la voglia di tornare alla persona che si era prima, cercando di imparare dai propri errori per non commetterli più. Per fare questo noi esseri umani da soli non possiamo andare avanti, abbiamo bisogno di una forza "speciale", di una carica nuova, e questa forza può darcela solo il Signore".
MARCELLA:" La cosa che mi ha colpito è stato quando per concludere il pomeriggio dovevamo recitare il Padre Nostro e ci era stato chiesto di andare tra i detenuti. Nel tenere loro le mani il mio cuore batteva forte, non so descrivere che sensazione era, ma batteva ed ero felice".

ROSANNA:" E' la seconda volta che faccio questa esperienza e questa volta è stato come andare a trovare un amico che non vedevo da tempo! Ho conosciuto nuove persone… Conoscevo solo un ragazzo, ma la sua testimonianza è stata più dettagliata della volta precedente. Alcune esperienze sono molto forti e toccanti, c'è chi ha sempre vissuto con una famiglia di tossicodipendenti e chi in un quartiere difficile come Scampia. Si inizia per gioco, si continua per piacere e ci si riprende per vivere davvero! Il dolore provato da queste persone è davvero indescrivibile e per quanto ci si possa mettere nei loro panni, essere protagonisti è tutta un'altra storia. Spero che una volta usciti dall'ICAT trovino qualcuno che accetti il loro passato e li ami per come sono ora, senza pregiudizi. Uscire non è facile, non rientrare è difficile, per questo non devono sentirsi soli, altrimenti trovano rifugio solo nelle sostanze".

domenica 14 febbraio 2016

VINCI L'INDIFFERENZA E CONQUISTA LA PACE

“Vinci l'indifferenza e conquista la pace”… con questo slogan Papa Francesco ha intitolato il suo messaggio per la celebrazione della XLIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE e tanti giovani gifrini si sono impegnati nel promuoverne i contenuti attraverso la testimonianza e la preghiera.

 

Appuntamento ormai fisso nella nostra agenda è “La Marcia della Pace” organizzata dalla diocesi di Amalfi  Cava con il grande contributo di diverse realtà cattoliche e laiche del territorio come la Caritas diocesana, Pax Chrsiti Cava, l'Azione Cattolica e il gruppo Giovani dell' Annunziata.

 

Grazie all'irrefrenabile vena creativa di Antonio Armenante, di Pax Christi, il tema della marcia di quest'anno è stato “IL PROFUMO DELLA PACE”: un piccolo segno di condivisone fatto per richiamare quel gesto fatto da Gesù a Maria di Betania, che gettandosi ai piedi del Maestro li lava con olio profumato per poi asciugarli con i propri capelli.

 

Per l'occasione è stato allestito un grande e colorato corteo che ha sfilato lungo il corso cittadino animato con canti e musiche prodotti dalla collaborazione della Gioventù Francescana e del Gruppo Giovani dell'Annunziata. Al corteo e per tutta la manifestazione presenti oltre all' Arcivescovo S. E. Mons. Orazio Soricelli, il vice  sindaco Nunzio Senatore, in rappresentanza delle autorità comunali.

 

Il corteo si è concluso nella chiesa di Sant'Alfonso, in un piccolo auditorium messo gentilmente a disposizione da Don Gioacchino Lanzillo, dove si è svolta la seconda parte della manifestazione.

 

Dopo i saluti e ringraziamenti di rito, si entra nel cuore della serata con una serie di testimonianze sui temi che attualmente attanagliano il mondo.

Primo a parlare è un testimone che svolge la propria attività di volontariato in Palestina, tramite l' Operazione Colomba; ci descrive brevemente com'è la vita in quella terra, dove si è sempre a contatto con la morte. In particolare ci mostra come un semplice gesto, quello di accompagnare i bambini a scuola possa essere difficile e complicato quando a farlo sono persone palestinesi che passano vicino al territorio israeliano.

In seguito la parola ad Antonio Armenante che ci ha invitati a riflettere sull'enorme potere di cambiare il mondo donatoci, ma che non sappiamo sfruttare. Parla del problema degli armamenti e delle banche che speculano facendo i propri interessi quando potrebbero andare in difficoltà se decidiamo di ritirare i nostri depositi.

 

Al termine dell'intervento viene presentata una seconda testimonianza: a parlare stavolta è una mamma. Il tema della testimonianza è uno dei più scottanti degli ultimi giorni, ovvero quelli dei profughi e dell' accoglienza. Allora ci mostra un concreto gesto di misericordia: lei e il marito hanno accettato di accogliere in casa propria diversi bambini e ragazzi immigrati che fuggono dalla guerra e dalla povertà della loro terra.

 

Infine, dopo un breve discorso dell' Arcivescovo, la manifestazione si è conclusa con un emozionante ballo sulle parole della poesia di Don Tonino Bello “DAMMI SIGNORE UN' ALA DI RISERVA”.

 

La Gi.Fra di Cava, il 5 Febbraio 2016,  ha organizzato grazie all'aiuto del celebrante Padre Candido del Pizzo, una Veglia di preghiera per la Pace presso il Convento San Francesco e Sant'Antonio, a cui hanno partecipato i gifrini e i presenti che hanno accolto l'invito.

 

La veglia si è aperta con un canto iniziale ed è poi continuata leggendo alcuni pezzi del messaggio di Papa Francesco, articolandosi in vari momenti. Il primo di questi è stato “PACE: DONO DI DIO”: leggendo un passo tratto dal libro del profeta Isaia (Is 9,1-6) è stato portato all'altare il primo segno: la luce, quella che illumina ogni uomo, luce della Parola di Dio. Essa rappresenta la luce di Cristo che noi attendiamo e desideriamo. Solo se riusciamo a farci illuminare da essa possiamo diventare davvero luce del mondo ed essere portatori di pace.
 

Nel secondo momento “Pace: opera degli uomini” è stata sottolineata un'altra azione, richiamata sempre dal messaggio del Papa, compiuta frequentemente da noi uomini: l'indifferenza. Essa costituisce una minaccia alla fratellanza e alla vita comune, alla famiglia umana. “La prima forma di indifferenza è quella verso Dio, dalla quale scaturisce anche l'indifferenza verso il prossimo e verso il creato[...]”.
Per questo è stato portato all'altare un altro segno: una benda. Quante volte ci copriamo gli occhi per non vedere ciò che non ci piace? Quante volte ci copriamo gli occhi davanti al Signore e ai nostri fratelli? Durante la veglia sono stati consegnati a tutti i presenti dei biglietti, con sopra disegnati degli occhi chiusi, sui quali ognuno doveva scrivere il proposito o l'impegno di farsi carico di qualcosa o di qualcuno per cui fino al quel momento aveva manifestato indifferenza, abbattendola e aprendo così poi gli occhi, perchè è ciò che richiede la conversione del nostro cuore.
 

Nel'ultimo momento “Pace: dall'indifferenza alla conversione del cuore” è stato letto il brano tratto dal Vangelo di Luca sulla parabola del buon samaritano. Come il samaritano che prova compassione, nel senso di “soffrire insieme”, dovremmo più spesso immedesimarci nei panni dell'altro, capendo appunto la sua sofferenza.
Dopo le riflessioni di Padre Candido del Pizzo, il quale ha sottolineato l'importanza di diffondere la pace,  la si può ottenere solo grazie alla solidarietà e all'unione di tutti i fratelli del mondo, è stato portato all'altare l'ultimo segno: un collage che rappresenta i diversi modi per conquistare la pace, attraverso il dialogo con le altre nazioni, attraverso un abbraccio o una carezza fatta ad un povero, ad un anziano, ad un carcerato, ad un sofferente. La pace si può ottenere rispettando le altre religioni, facendo spazio nel nostro cuore all'amore di Dio, che come nella parabola del buon samaritano si fa prossimo per curare le nostre ferite e per salvarci. Anche San Francesco riesce ad abbracciare un lebbroso e a considerarlo fratello, perchè è pieno dell'amore di Dio.
 

San Francesco ci insegna che per essere costruttori di pace bisogna avere la pace nel cuore, perchè non si può portare pace se non si è in pace con se stessi e con Dio : ”La pace che annunziate con la bocca abbiatela ancora più copiosa nei vostri cuori. Non provocate nessuno all'ira o allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia della vostra mitezza”.

martedì 2 febbraio 2016

VEGLIA DI PREGHIERA PER LA PACE

La Gioventù Francescana di Cava de' Tirreni è lieta di invitarvi alla Veglia di Preghiera per la Pace - Vinci l'Indifferenza e conquista la Pace! 
Vi aspettiamo venerdì 5 febbraio alle ore 20.30 presso il Convento S. Francesco e S. Antonio.

lunedì 21 dicembre 2015

L'AVVENTO CHE NON TI ASPETTI

Molto spesso siamo inclini ad associare i mesi di dicembre, marzo o aprile con due eventi religiosi cardine della fede cattolica: la nascita di Gesù e la sua resurrezione. Quindi, anche i più diffidenti, concentrano la loro attenzione e i loro sforzi (fisici e mentali) sul Natale, con la caccia al regalo più raffinato e più bello, e sulla Pasqua, con la preparazione di abbondanti e ricche tavolate. Possiamo dire che i festeggiamenti, l'euforia, ma anche l'ansia per chi deve preparare al meglio il pranzo o la cena, di questi momenti prende il sopravvento su quello che è il vero significato del Natale o della Pasqua. La Chiesa definisce il periodo che precede il Natale (l'Avvento) e la Pasqua (la Quaresima) "periodi forti", periodi in cui l'animo umano viene messo a dura prova dalla fede, periodi di preparazione per il grande evento che sarà l'incarnazione di Dio Padre o la sconfitta della morte da parte di Gesù Cristo.  
Beh, da due anni ormai, tutto questo per la Gioventù Francescana di Cava de' Tirreni, ha assunto un carattere diverso: quando parliamo di Avvento o Quaresima non parliamo solo di meditazione o riflessione ma iniziamo a parlare di "incontro" e di "relazione". Sì proprio così, perché quando sentiamo parlare di Natale o di Pasqua tutti noi siamo portati a pensare alla famiglia che si riunisce, ai parenti che non vedevamo da tempo perché magari lontano da noi. La Famiglia Francescana allora vuole riunirsi, incontrare, relazionarsi anche lei, ma non con se stessa, ma con persone particolari, che purtroppo non hanno il privilegio di riunirsi con la loro di famiglia. È questo lo spirito che anima l'iniziativa "Mani tese Verso il Mondo": una serie di incontri, svolti nei momenti forti dell'Avvento e della Quaresima, in cui si entra in contatto con una realtà distante un palmo da noi, ma sulla quale preferiamo chiudere gli occhi forse perché ci vergogniamo o forse perché abbiamo il pregiudizio di dire "chill' è malamend, perciò sta la"; stiamo parlando dei detenuti.
Da pochi giorni Papa Francesco ha dato il via al Giubileo Straordinario della Misericordia, ma noi sappiamo veramente che significa? Perché si chiama proprio della Misericordia?
La parola Misericordia deriva dal latino miserere che vuol dire "aver pietà" e cor che significa "cuore", dunque portare il proprio cuore verso chi soffre, verso chi è in difficoltà, verso chi è povero. E proprio questo che la Gioventù Francescana di Cava de' Tirreni ha fatto, sabato pomeriggio 19 dicembre: portare il proprio cuore verso chi in quel caso soffriva di libertà, era "diversamente libero" come amano definirsi i detenuti dell'Istituto a Custodia Attenuata di Eboli per il Trattamento delle Tossicodipendenze e / o Alcoldipendenze.  
L'incontro si è svolto in un piccolo teatro curato ed abbellito dai detenuti stessi, i quali hanno parlato posizionandosi su un palco. Forse sarà l'unico luogo accessibile per svolgere questo incontro ma di certo non è il frutto di una coincidenza: sul palco ci vanno gli attori che recitano un copione scritto, che in qualche modo indossano una maschera. Quel pomeriggio invece le persone sul palco avevano ben poco a che fare con un copione o una trama già scritta da qualcun altro, con delle maschere, con delle finzioni, ma erano uomini veri, che hanno messo da parte orgoglio o vergogna mostrando come erano veramente, con pregi, difetti, con errori pesanti come macigni sulle loro spalle; ma  nonostante ciò hanno avuto il coraggio di raccontarsi a dei perfetti sconosciuti.
Le emozioni che affiorano nei nostri animi sono tra le più diverse ma sono tutte ugualmente forti, che non ti lasciano indifferente, che sconvolgono la tua quotidianità e le tue certezze mettendoti difronte qualcosa che non avevi mai visto prima, mettendoti difronte persone segnate da un passato difficile, una realtà dolorosa che non ti lascia scelta, non c'è alternativa di vita. Spesso ci dimentichiamo la ricchezza che possediamo e, sentendo le testimonianze dei detenuti, capisci che sei fortunato. Non stiamo parlando di ricchezza materiale o di soldi, ma di qualcosa che è ben più prezioso: l'affetto di una mamma e di un papà, la gioia dei fratelli e delle sorelle, l'entusiasmo di amici e conoscenti. Tutte cose che non si possono comprare con i soldi; lo sanno bene loro che significa crescere senza un padre o una madre, avere una fidanzata per la quale si comprano i più bei beni che si possano avere ma che poi manca quel sentimento vero che fa da collante, ovvero l'amore. Sanno bene cosa si prova quando si è costretti a far parte di una "squadretta" con obblighi ben precisi, che vanno rispettati anche quando ti tremano le mani dalla paura.
Siamo fortunati a possedere forse il bene più prezioso di tutti, la LIBERTA', ma ce ne ricordiamo soltanto quando ci viene tolto o quando è in pericolo. La libertà ci viene tolta non soltanto quando siamo dietro le sbarre, ma ogni qual volta ci incateniamo all'odio, all'egoismo, alla rigidità di cuore. Ecco allora che ci viene in soccorso il Papa fornendoci la soluzione: "La speranza nella misericordia di Dio apre gli orizzonti e ci rende liberi".

lunedì 7 dicembre 2015

IN VIAGGIO CON TE

Domenica 22 Novembre, nella solennità di Cristo Re dell’ Universo, la Gifra di Cava dei Tirreni, presso il Santuario di San Francesco e Sant'Antonio ha vissuto il rito della Promessa e dell'Accoglienza.
La Santa Messa delle ore 20:00, presieduta da Fra Pietro Isacco e Padre Candido del Pizzo si è svolta normalmente fino all'omelia, durante la quale Fra Pietro ha invitato tutti i presenti ad essere cristiani sempre gioiosi e amorevoli verso il prossimo.
Infatti è proprio sull'amore verso l'altro che ha voluto  focalizzare l'attenzione,  invitando i fedeli  a guardare negli occhi la persona che sedeva loro accanto e a dirgli "TI AMO", proprio perché il Signore invita ad AMARE l'altro.  Amare non è privazione, ma libertà, rispetto e sostegno per il fratello.
Dopo l'omelia, che ha suscitato qualche sorriso e molta riflessione nei presenti, la Presidente della Fraternità ha chiamato i candidati alla Promessa, che alzandosi in piedi, pronunciando con enfasi il loro “Eccomi” si sono avvicinati all'altare, promettendo di ‹‹vivere la loro giovinezza sull'esempio del mite Poverello d'Assisi, e avendo l’Eucarestia come centro, il Vangelo come guida, la Chiesa come Madre e i poveri e gli ultimi come fratelli››.
A seguire, il rito dell'Accoglienza dove nuovi gifrini si sono impegnati a vivere il cammino francescano.
Come ultimo gesto, Fra Pietro ha consegnato ad ognuno dei gifrini il tau, che San Francesco d’Assisi, per la somiglianza alla croce scelse come segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita come pure nei gesti. In lui il vecchio segno profetico si attualizza, si ricolora, riacquista la sua forza salvatrice ed esprime la beatitudine della povertà, elemento sostanziale della forma di vita francescana.
Al rito è seguito il momento dell’offertorio e sono stati portati all’altare il pane e il vino, segni dell’amore di Cristo, che si dona totalmente a noi, e il Tau. Con tale sigillo, san Francesco si firmava ogniqualvolta o per necessità o per spirito di carità, inviava qualche sua lettera (FF 980). Così il Tau, che ha alle sue spalle una solida tradizione biblico-cristiana, fu accolto da San Francesco nel suo valore spirituale e il Santo di Assisi se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare lui stesso, attraverso le stimmate nella sua carne, al termine dei suoi giorni, quel Tau vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato, ma soprattutto amato.
I
gifrini hanno concluso questo momento gioioso ed intenso con i festeggiamenti insieme ai familiari e a tutta la comunità francescana, condividendo la gioia dell'essere fratelli con abbracci e con alcune riflessioni:

Rosanna:
“Quest'anno ho rinnovato la Promessa per la quarta volta e ogni anno provo qualcosa di indescrivibile, ansia unita a gioia e responsabilità. Ansia perché si è agitati, responsabilità perché ci impegniamo a prenderci cura dei fratelli che il Signore ci ha messo e ci metterà accanto, gioia perché quando si tratta del Signore si è contenti a prescindere, è un porto sicuro dove la tempesta si trasforma in quiete, sempre! Rinnovare la Promessa è un po' come la Cresima, una conferma di ciò che si è fatto e che si continuerà a fare per il Signore e per i Fratelli”.


Simona: “ Per me è stata la prima promessa, un'esperienza nuova e molto emozionante. Non nascondo di aver avuto un po' di paura nel fare questo passo così importante, soprattutto quella di non essere in grado di fare questa scelta. Subito dopo i miei timori sono svaniti e sentivo di aver testimoniato, nel mio piccolo, l'amore di Dio con la mia vita. Spero di continuare questo cammino e avere sempre la forza di superare le difficoltà che incontrerò lungo la strada, crescendo sempre di più insieme alla mia fraternità.”

Anna: “Quest’anno, per la prima volta, ho vissuto il rito della promessa da presidente di questa fraternità. Chiamare ogni gifrino per nome, guardare ognuno di loro negli occhi, ha assunto un significato speciale. La fraternità è un dono che il Signore ci aiuta a sperimentare ogni giorno….la fraternità va coltivata, custodita e amata. Essa diventa parte della vita e come dice san Paolo siamo le membra di un unico corpo in cui ognuna ha bisogno dell’altra.
Auguro a tutti i gifrini un buon viaggio, con la speranza che il cuore sia il loro unico bagaglio e che ritorni ricolmo dei colori più belli delle loro emozioni. Auguro loro di godersi il cammino con la curiosità e la gioia di chi sta imparando a camminare, ma soprattutto di ricordare tutto quello che i loro occhi riusciranno a vedere.”


Il Signore
anche quest'anno ci ha donato nuovi gifrini, intenti a intraprende insieme a noi con impegno e letizia il cammino francescano.
Se anche tu vuoi camminare insieme a noi e a San Francesco, ti aspettiamo ogni giovedì per l'incontro di formazione alle 20:30 presso la saletta OFS-Gifra al Convento San Francesco e Sant'Antonio e alla Santa Messa domenicale alle ore 19:00.

sabato 3 ottobre 2015

OFS E GIFRA CUSTODI DEL CREATO

Il 20 settembre non è stata una domenica come le altre, trascorse all’insegna del riposo e del relax, ma è accaduto qualcosa di diverso: l’Ordine Francescano Secolare e la Gioventù Francescana di Cava de’ Tirreni si sono dati da fare per mettere in piedi “La Giornata per la Salvaguardia del Creato”. Si tratta di una manifestazione giunta alla sua terza edizione con la quale si vuole contribuire in modo attivo per la sensibilizzazione della città sui temi ambientali.
Questo evento prende vita in occasione della Giornata Mondiale per la Salvaguardia del Creato indetta dalla Chiesa Cattolica il 1° settembre di ogni anno e fonda il suo presupposto sulla via tracciata con insistenza dal Santo Padre Francesco con la sua Lettera Enciclica “Laudato sì” sulla Cura della Casa Comune.
Lo slogan pensato per questa giornata è stato: “Sono le menti a dare forma al mondo” il quale racchiude la vera essenza della giornata stessa: a tutti noi è stata affidata la cura della Casa Comune, se la rispettiamo e la curiamo essa ci ricambierà con ogni bene.
La giornata prende il via con una conferenza coordinata dal giornalista Niccolò Farina alla quale prendono parte il ricercatore storico e giornalista Livio Trapanese, il Vice Sindaco ed Assessore all’ Ambiente Nunzio Senatore, la storiografa ed attivista C. A. I. Lucia Avagliano, il presidente  di Legambiente Cava de’ Tirreni Attilio Palumbo, il Ministro dell’Ordine Francescano Secolare Giuseppe Trapanese e la presidente della Gioventù Francescana Anna Franco.
Dopo una breve introduzione iniziale a cura di Niccolò Farina, la conferenza entra nel vivo con la testimonianza di Livio Trapanese sul clima che si respirava in città negli anni passati, un clima meno frenetico dei giorni nostri in cui le relazioni solidali tra le persone ne facevano da insegna e buon costume. La parola è poi passata a Lucia Avagliano (CAI Cava) la quale non ha esitato nel sottolineare come nella nostra cittadina esistono luoghi stupendi di cui molto spesso tutti noi non ne siamo neppure a conoscenza; uno su tutti è stato citato il sentiero che collega Monte Castello con la Chiesa di Santa Maria al Toro, una delle più antiche chiesette sorte a Cava de’ Tirreni ma che per molti è del tutto sconosciuta. In seguito è intervenuto il Ministro del Terzo Ordine Francescano  Secolare Giuseppe Trapanese sottolineando l’enorme differenza che si trova passeggiando lungo il corso della nostra cittadina rispetto a quello di una grande città come Torino, volta soprattutto ad evidenziare la differenza di mentalità della popolazione che vi abita. Inoltre il Ministro si è soffermato anche sull’importanza di valorizzare il territorio artistico-ambientale che ci circonda ribadendo la bellezza naturale della valle in cui siamo immersi. Dopo questo intervento, è il turno del Vice Sindaco Nunzio Senatore il quale tende a sottolineare l’impegno assunto dalla appena nata Giunta Comunale, guidata dal neo sindaco Vincenzo Servalli, e da egli stesso in qualità di Assessore all’ Ambiente, nel premere sulla Raccolta Differenziata come strumento di civiltà. Il Vice Sindaco ha poi riproposto l’iniziativa della Giunta Comunale di incrementare i controlli nelle aree di conferimento, prevedendo una multa per i soggetti colti nell’errato conferimento dei rifiuti, ma aggiungendo che tali strumenti sono inefficaci  se non accompagnati da un’ inversione di tendenza nella sensibilità dei cittadini.
Al termine della conferenza, la giornata ha assunto una piega più operativa grazie all’entusiasmo e alla semplicità dei bambini accorsi al parco per i quali sono state pensate diverse attività dai Giovani Francescani. Per rompere un po’ il ghiaccio è stata messa in scena una storia sulla città di “Pulilandia” nella quale i bambini hanno avuto l’importante compito di pulirla. Grazie all’aiuto di 3 amici contenitori (Carta, Plastica ed Indifferenziato) i bambini hanno saputo riconoscere i rifiuti e collocarli nel giusto contenitore. Dopo la raccolta dei rifiuti si  è passati all’attività di riciclo suddivisa in due laboratori: nel primo si è mostrato come poter riciclare la carta per poterla riutilizzare di nuovo; il secondo invece ha avuto ad oggetto la plastica ed in particolare si è mostrato loro come passare da una bottiglia vuota ed inutile ad un vaso nel quale collocare il terreno per poter seminare e dar vita ad una nuova piantina, da portare a casa come ricordo della giornata.

Come da quei semi spunterà una piantina, così speriamo di aver seminato, in questa giornata ricca di eventi, un sentimento di responsabilità  ispirato alla custodia del creato, perchè  il Creato è  specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino. 

giovedì 17 settembre 2015

Giornata per la Salvaguardia del Creato

"Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra..." cosi San Francesco lodava il Signore nel cantico delle creature per averci dato la madre terra che noi tutti abbiamo l'obbligo civile e morale di risperttare, custodire e preservare.
“Sono le menti a dare forma al mondo“, con questo slogan la Gioventù Francescana e l'Ordine Francescano Secolare di Cava de' Tirreni sono lieti di invitarvi a vivere una giornata all'insegna della salvaguardia del creato, domenica 20 settembre ore 9:30 presso il parco Schwerte.
Vi Aspettiamo!

lunedì 14 settembre 2015

CAMPO ESTIVO 2015: "IL SIGNORE MI DONO' DEI FRATELLI"

Fraternità: dono e prova, questo il tema che ha accompagnato noi giovani della Gioventù francescana di Cava de’ Tirreni nell’esperienza del campo estivo vissuta  dal 20 al 23 agosto 2015 presso il Santuario della Madonna della Libera di Castellammare di Stabia.

Trattare il tema della fraternità appare sempre importante poiché rappresenta il nostro stile di vita; ci siamo chiesti se veramente essa è presente nella nostra quotidianità e che senso le diamo.

Punto di partenza una semplice frase: “Il signor mi donò dei fratelli”, tratta dal testamento di San Francesco,  che racchiude in sé un immenso significato.  Nel suo modo di esprimersi, il fraticello di Assisi lascia trasparire la sorpresa dinanzi alla venuta dei primi frati e al contempo ci manifesta  quanto intimamente egli lo desiderasse.
Anche a noi il Signore dona dei fratelli, ce li pone accanto e ci chiede di accoglierli con i loro pregi e il loro difetti; ognuno possiede delle qualità uniche e diverse che permettono di completarsi nell’insieme della fraternità, così come San Francesco ricorda:

 "... sarebbe buon frate minore colui che riunisse in sè  la vita e le attitudini dei seguenti santi frati: la fede di Bernardo, che la ebbe perfetta insieme con l'amore della povertà; la semplicità e la purità di Leone, che rifulse veramente di santissima purità, la cortesia di Angelo, che fu il primo cavaliere entrato nell'Ordine e fu adorno di ogni gentilezza e bontà, l'aspetto attraente e il buon senso di Masseo, con il suo parlare bello e devoto; la mente elevata nella contemplazione che ebbe Egidio.."  [cap. 85: FF 1782].

 Vivere la fraternità ci mette anche alla prova: accogliere l’altro non è facile. L’altro è una sfida, si impone con la sua presenza, costringe a ripensare ai propri piani, ad allargare i confini fino ad abbatterli. La relazione con l’altro è difficile, anche quando quel fratello o quella sorella la conosciamo da sempre, a volte a causa di giudizi e pregiudizi che generano “conflitti” per l’affermazione del proprio io e del proprio spazio. La fraternità si offre come opportunità per ascoltare noi stessi e gli altri. Riscoprire l’altro  ci rende disponibili all’incontro; attraverso la parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37) che ha compassione dell’uomo vittima dei briganti, che gli fascia le ferite, abbiamo ribadito che la fraternità non nasce dalla “selezione”, ma dall'accoglienza gratuita di coloro che ci sono stati donati: nella fraternità il fondamento della relazione non è l'elezione, ma l'accoglienza .

L'invito ad accogliere l’altro è stato ulteriormente sottolineato ascoltando ed evidenziando le frasi più significative della nota canzone "Benvenuto" di Laura Pausi.

"Benvenuto a chi sorride, a chi lancia sfide", perché  ci aiutano ad uscire dai nostri schemi mentali chiusi e ad assumerci le responsabilità; "benvenuto a chi non cambierà mai e benvenuto a un musicista...agli accordi che diventano i miei", accogliere l'altro, provando le sue stesse emozioni e alleviando le sue sofferenze.

 Giorni indimenticabili, trascorsi fra risate, momenti di preghiera, momenti di confronto, ascolto e dialogo.

Infine un’ultima riflessione sul senso della fraternità attraverso una piccola storia:

"Un giorno Padre Galaction pose questa domanda a un eremita che aveva incontrato per caso nella foresta: «Ditemi, Padre, quando verrà la fine del mondo?». E quel sant'uomo, sospirando rispose: «Lo vuoi sapere, Padre Galaction?... Quando non ci sarà più sentiero tra l'uomo e il suo vicino»”.

In queste parole troviamo una definizione del senso della vita fraterna: quando gli uomini pretenderanno di vivere dietro steccati egoistici, chiuderanno i cuori l'uno nei confronti dell'altro, si scorderanno l'amore, il servizio reciproco, la comunione, la vita si svuoterà di senso, il mondo sarà giunto alla sua fine.

La bellezza della fraternità sta proprio nella diversità che si trasforma in forza e non in difficoltà.

mercoledì 17 giugno 2015

“… Io ho scelto voi” - Capitolo Elettivo

La vita della fraternità è scritta in un grande libro in cui le pagine non sono tutte uguali: ci sono pagine piene, intense, pagine meno ricche e pagine vuote che attendono di essere riempite. La storia della fraternità è fatta dalle storie scritte da ciascuno che si intersecano in quel vissuto diventando un bagaglio prezioso per chi sarà chiamato a scrivere una storia che continua… E infatti il 4 giugno 2015 presso il convento di San Francesco e Sant’Antonio di Cava de’ Tirreni, la fraternità ha vissuto il momento del capitolo elettivo.  Alcuni volti tradivano segni di una leggera tensione, inevitabile in circostanze così importanti, tuttavia tutti ben consapevoli che quello che sarebbe accaduto non sarebbe stato nient’altro che la Sua volontà. Ed è proprio questo che ha ricordato Fra Pietro Isacco, assistente regionale della gioventù francescana di Campania e Basilicata, in apertura del capitolo, sottolineando i compiti e le responsabilità affidate al consiglio per essere guida della fraternità. E sulla scia di questo spirito di affidamento è iniziato il momento di preghiera, seguito dalla lettura della relazione di fine mandato da parte del consiglio uscente. Sono intervenuti anche Padre Candido del Pizzo e Suor Flavia Maria Di Pietro, assistenti spirituali locali.
A questo punto si è passati alla votazione diretta dal presidente regionale Antonio Obid, dalla consigliera fraterna Stefania Scalea e da Fra Pietro Isacco, avvalendosi dell’aiuto di due gifrini, Davide Bisogno e Simona Sergio, come scrutatori. L’esito delle votazioni ha delineato un consiglio così formato: Anna Franco nel ruolo di presidente, Antonio Massa nel ruolo di vicepresidente, Marcella Siani, Federica Benvenuto e Maria Gabriella Roma nel ruolo di consiglieri.
Tutti coloro che sono stati chiamati a servizio della fraternità hanno pronunciato il loro sì sentendosi chiamati dal Signore che dice: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv. 15-9,17).

Tutti sono pronti ad affrontare questo cammino con fede, gioia, speranza, umiltá e coraggio, mettendosi al servizio dei fratelli e affidandosi al Signore nella preghiera, per ricevere forza nei momenti di difficoltá e per operare per mezzo di Lui.

venerdì 15 maggio 2015

Festa Regionale GiFra Campania e Basilicata - 2015 Pompei

Anche quest’anno, come da tradizione, il 1°Maggio si è svolta la Festa Regionale della Gioventù Francescana di Campania- Basilicata. L’evento si è tenuto nella storica Pompei, dove centinaia di gifrini sono giunti per condividere e ricordare la bellezza di essere francescani. 
Appena arrivati nel parco adiacente al santuario, l’accoglienza è stata piena di entusiasmo, com’è del resto tipico del carisma francescano, fatta di balli, canti e mille sorrisi. Inoltre ogni fraternità ha ricevuto, per ogni suo componente, un cartoncino da appendere al collo come riconoscimento della giornata ed un mattone con su scritto il nome della propria fraternità.
Il tema della giornata è stato: “AMA- CREDI-VAI”, per il quale è stato pensato un primo momento chiamato “L’amore che costruisce". Questo momento si apre con una doppia testimonianza di Fra Pietro e Fra Cyrille, i quali ci hanno fatto notare che la maggior parte di noi non vive pienamente di un’esistenza autentica ma si domanda sempre sul da farsi, sul futuro e sulla giusta strada da percorrere; anche Francesco chiedeva “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. Lui voleva diventare cavaliere, infatti partì per la guerra, ma a Spoleto successe qualcosa di clamoroso, sentì una voce dirgli: “Francesco, chi vuoi seguire? Il servo o il padrone?” e così decise di tornare a casa. Questo tornare indietro, per tutti noi, sarebbe stato inteso come un fallimento perché non siamo riusciti a realizzare il nostro sogno, ma per Francesco, invece, fu una rinascita. 
Inseguito viene portato sul palco il Crocifisso di San Damiano, il simbolo che caratterizza la spiritualità francescana perché tramite di esso Gesù parla a Francesco e gli mostra la via da seguire, “Vàe riparara la mia casa”. Fra Pietro si è soffermato su alcune caratteristiche del crocifisso di San Damiano quali le figure rappresentate, il significato dei colori rosso, per rappresentare l’amore, oro, per indicare la divinità e nero per rappresentare la morte. Ora ci chiediamo: "ma come la morte?" Viene rappresentata una cosa brutta e triste? La risposta sta nell’immagine del Cristo: il Cristo di San Damiano è vivo, gli occhi sono aperti e le braccia spalancate; su quelle mani vuole portare ognuno di noi. Cristo ha sconfitto la morte! Francesco ci insegna ad essere testimoni della vita e non della morte. Infine Cristo è cinto di un grembiule, simbolo del suo essere servo per amor nostro, mentre in alto ci sono le mani di Dio a benedire il dono che è suo Figlio e gli angeli che si rallegrano per la Resurrezione. 
A questo punto ogni fraternità viene chiamata a porre il proprio mattone ai piedi del crocifisso di S. Damiano: in quel mattone sono racchiuse le nostre esperienze, il nostro operare. Li vogliamo mettere uno sopra l’altro per costruire insieme, per migliorarci; vogliamo mettere sotto di essi l’umiltà che accompagna il nostro operato e che caratterizza nelle difficoltà; infine mettiamo accanto la condivisione dei nostri momenti con i fratelli.
In seguito l’attenzione viene posta sulla statua della Madonna del Loreto, simbolo che l’Italia, insieme al Crocifisso di San Damiano, porterà a Cracovia per la GMG del 2016. La presenza della statua viene accolta con una danza in cui i ballerini sono avvolti da veli bianchi, a significare la purezza, e fatto di salti ad indicare lo slancio di Maria verso le sicure bracci di Dio. In questa atmosfera viene letto il passo del Vangelo di Luca che narra l’incontro di Maria con l’Arcangelo Gabriele, in cui le viene annunciato il volere di Dio per lei e la risposta pronta e coraggiosa di Maria. La figura di Maria ci rallegra perché ci dimostra come il Signore vuole fare di noi qualcosa di stupendo, vuole fare della fraternità regionale qualcosa di grande arricchendola di nuovi giovani che vogliono gridare il loro grazie a Dio. Proprio per rappresentare la nuova linfa all’interno della Gioventù Francescana di Campania e Basilicata, viene portato un ramo secco al centro del palco e su cui ogni nuova fraternità pone un fiore così da ridare vita a qualcosa di spento.
Il momento conclusivo della mattinata è stato anch’esso introdotto dalla lettura del Vangelo, questa volta però del passo sull’ultima cena in cui Gesù lava i piedi agli Apostoli. Al termine del brano, i frati assistenti regionali hanno pensato di voler ripetere il gesto fatto da Gesù lavando i piedi ai presidenti di ogni fraternità in rappresentanza di tutti i gifrini della Campania e Basilicata. È stato un gesto molto forte e bello, c’ha fatto capire che per un fratello si è disposti senza timore anche ad “abbassarsi” per lavargli i piedi, considerata dagli ebrei la parte più sporca del corpo perché a contatto con la terra, con umiltà e spirito di servizio che Gesù ha voluto insegnarci.
Al termine di questa bella ed intensa mattinata ci siamo uniti in un’unica preghiera finale e ci è stato consegnato un Sussidio della Pastorale Giovanile in preparazione alla GMG del prossimo anno in cui vengono spiegati i due simboli della Madonna di Loreto e del Crocifisso di San Damiano, nonché fornisce alcuni spunti di riflessione personali.
Dopo il pranzo a sacco consumato sui verdi giardini del parco, sono stati organizzati dei giochi che ci hanno dato la possibilità di sperimentare la fiducia nell’altro, lo stare insieme con gioia, in una sana competizione, l'opportunitá di conoscere altri fratelli. Quasi giunti al termine della giornata sono stati riconsegnati i mattoni ma questa volta non alle rispettive Fraternità poiché sono stati consegnati in modo del tutto casuale: ogni mattone ricevuto voleva significare l’impegno a prendersi cura della Fraternità il cui nome era scritto sopra di esso, come responsabili della vita degli altri in un’unica famiglia.
Il momento conclusivo della giornata è stata la Celebrazione Eucaristica svoltasi al Santuario delle Beata Vergine Maria, raggiunto tutti  insieme in una piccola processione. Dopo la rituale foto-ricordo di gruppo, veniamo accolti all’interno del Santuario dal responsabile della Pastorale Giovanile di Pompei, nonché dal saluto del Vescovo di Pompei Tommaso Caputo.
In occasione dell’inizio del mese mariano, il Santuario non poteva che essere affollato da fedeli provenienti da tante città e non c’è stato modo migliore per testimoniare il nostro credo: trasmettere gioia, entusiasmo e calore a tutte le persone che incontravamo, lasciandole colpite di vedere tanti giovani francescani pregare insieme, cantare insieme e gioire insieme nel Signore
Da questa giornata ci portiamo a casa la consapevolezza che ci sono centinaia di giovani, di vite, di cuori che scelgono di battere insieme, nella stessa direzione e per la stessa persona: Gesù Cristo. E dopo aver assaporato l’Amore verso l’altro, dopo aver Creduto ed esserci Affidati all’altro, non ci resta che Andare per testimoniare Gesù, che è gioia, vita e non morte, a tutti.