venerdì 10 aprile 2015

Ripartire dal Cuore - Festa Diocesana dei Giovani

Sabato 28 Marzo presso il “Teatro Reginella” di Santa Lucia di Cava dei Tirreni i gifrini hanno partecipato alla festa dei giovani organizzata dalla Pastorale giovanile della Arcidiocesi Amalfi - Cava, il cui tema è stato:"Ripartire dal cuore". Anche quest’anno i gifrini hanno collaborato con i ragazzi dell’oratorio della SS. Annunziata per animare l’evento con tanti balli tra cui l’inno scelto per questa giornata, "Fatti avanti amore", accogliendo tutti i giovani giunti da varie parrocchie della diocesi.
Il pomeriggio ha avuto inizio con un momento di preghiera durante il quale abbiamo vissuto tante emozioni nell'ascoltare la testimonianza dei giovani del centro “Girasole” di Tramonti, che accoglie soggetti disabili e il cui obiettivo è quello di integrarli socialmente.
Giovani del centro "Girasole"
I giovani hanno cantato "Come un pittore", la famosa canzone dei Modà. Come ha riferito la collaboratrice dell’associazione: " I ragazzi disabili sono dotati di particolari abilità e doni dell’anima come l’allegria e la voglia di vivere, ed è questo che li rende davvero speciali”. Ed è vero perché sono capaci di trasmettere gioia al solo guardarli. Hanno bisogno solo di tanta cura ed attenzione e loro ricambiano con tutto l’ amore che possono donare. Ragazzi davvero unici che nel partecipare ai balli, con le loro possibilità, hanno riacceso la sensibilità di tutti, e lo facevano con un’allegria che ci porta a riflettere: vedere giovani che, nonostante le loro difficoltà, hanno tanta gioia e voglia di vivere, mentre noi siamo mai contenti di ciò che abbiamo e sprechiamo il dono della vita che ci è stato fatto.
In seguito la parola è passata al Vescovo Orazio Soricelli che ha ricordato il tema di quest’anno rimarcando il discorso del Papa sulle beatitudini.
Al termine del momento di preghiera iniziale, presso le sale dell’oratorio della chiesa di S. Lucia, sono iniziati i laboratori curati da giovani animatori e da diversi sacerdoti della diocesi. I giovani sono stati divisi in vari gruppi e hanno partecipato a tre laboratori: il primo intitolato "Io con il tu" in cui si è discusso sul tema dell’amicizia, sul rapporto con il fratello, nostro prossimo, sulle nostre capacità di aiutare l’altro in difficoltà e su quanto siamo disposti ad amare l’altro, quelle persone riservate, emarginate perché non al passo con le tendenze del momento
Il secondo laboratorio è stato:"Io con me stesso"; attraverso una riflessione sulla canzone di Marco Mengoni “Essere umani”, i ragazzi hanno cercato di riscoprire se stessi guardandosi attraverso uno specchio e privandosi dellemaschere che spesso indossiamo nel quotidiano, nei vari rapporti e situazioni. Conclusioni? "L’amore ha vinto, vince e vincerà", bisogna credere in se stessi e accettarsi senza indossare alcuna maschera, il Signore ci ama così come siamo, e non perdere la speranza qualunque cosa accada. Per potersi aprire al prossimo è necessario avere fiducia in sé e consapevolezza del proprio essere.
Kantiere Kairos
L’ultimo laboratorio è stato " Io con il noi" nel quale si è parlato di un valore importantissimo per noi giovani: lalibertà. La libertà che dovremmo avere noi giovani nell’affrontare le scelte, senza farci influenzare dalla società che ci viene proposta ogni giorno, improntata all’individualismo, e se è possibile riscoprire, creare un mondo nuovo. I nostri obiettivi futuri ,ad esempio, non devono essere visti solo come pura autorealizzazione personale, ma come un modo per dare aiuto e rendere felice anche l’altro.
Conclusi i laboratori, al Teatro ci attendeva il gruppo “Kantiere Kairos” per dare inizio ad un concerto. Una rock band cristiana, formata da ragazzi comuni, ma con tanta voglia di testimoniare il Signore attraverso la modalità della musica, il linguaggio che più li rappresenta.
Varie sono state le tematiche affrontate nelle canzoni, tra cui la morte, vista non come un qualcosa di negativo, ma come un incontro con il Signore nei cieli. In una canzone in particolare hanno evidenziato, che noi siamo strumenti nelle mani di Dio e che la sua Volontà deve essere fatta.
Al termine delle diverse canzoni, o meglio, veri e propri inni all’amore del Signore, i ragazzi sono stati inviatati a provare la sensazione in prima persona, alzandosi in piedi e cantando una Lode al Signore che ci ama e ci amerà sempre. 
Il Vescovo coi tanti giovani che hanno partecipato alla festa
L’evento si è concluso con la cena condivisa e offertaci dalla parrocchia di Santa Lucia, con i saluti e ringraziamenti finali.      
Si attende già la festa del prossimo anno, con tanta voglia di stare insieme sia tra i giovani ma soprattutto con il Signore, che è perno della nostra vita, ci unisce e ci dà forza e gioia ogni giorno. Vi aspettiamo!

giovedì 2 aprile 2015

Mani tese verso il Mondo

Il carcere è un’istituzione conosciuta genericamente come luogo nel quale vengono imposte delle restrizioni più o meno gravi a persone che hanno violato la legge. Il progetto “Mani tese verso il mondo” nasce dalla volontà della famiglia francescana laica di Campania e Basilicata di rendersi presente ai fratelli che vivono un difficile status di vita ed ha come obiettivo la sensibilizzazione delle fraternità locali OFS e Gifra verso queste realtà. 
La gioventù francescana di Cava de’ Tirreni domenica 15 marzo si è recata presso l’I.C.A.T.T. di Eboli, un istituto a custodia attenuata per il trattamento delle tossicodipendenze e/o alcoldipendenze. L’istituto accoglie mediamente circa 50 detenuti con caratteristiche ben definite: giovani di età compresa tra i 19 e 45 anni, tossicodipendenti e/o alcolisti provenienti dalla provincia di Salerno o dal territorio della Regione Campania, con un basso indice di pericolosità sociale. La struttura di particolare rilievo storico è all'interno del Castello medievale di Eboli.
Noi Gifrini prima di entrare
Dopo i controlli di routine, svolti dalla polizia penitenziaria, ci dirigiamo verso una sala teatrale dove avrà luogo la Celebrazione Eucaristica e un momento di confronto con i detunuti. 
In quel momento iniziano a prendere piede nel nostro animo sentimenti di timore ma anche mistero e stupore. A primo impatto, nessuno riconosce chi sono i detenuti, anche perché siamo abituati ad un immagine del "carcerato – tipico”, muscoloso, tatuato, non curato in volto. Tutti i sentimenti iniziali svaniscono quando Fra' Gianfranco decide di sostituire la consueta omelia dando spazio alle parole che ogni detenuto sentiva di condividere. È questo il momento più toccante dell’ esperienza: la mente inizia a distinguere le figure dei detenuti ma ben presto viene contraddetta dal cuore che riconosce nella persona che parla un fratello.
La distanza formale che divide noi ospiti dai detenuti viene spazzata via dalle parole di questi ultimi, cariche di rammarico, a volte tristezza, ma pronunciate con grande spontaneità e orgoglio. Le diverse testimonianze ci fanno calare nelle vicende vissute dai detenuti, mettendoci a contatto con le realtà quotidiane che, con indifferenza e superficialità, apprendiamo dai media convinti che non ci appartengono e non ci possano sfiorare minimamente. Dall’ ascolto è possibile tracciare un filo conduttore che unisce le diverse parole: il desiderio del perdono. Desiderio che parte dalla consapevolezza dell’errore fatto a danno non tanto di sé ma quanto nei confronti delle persone che si hanno intorno e che ci vogliono bene.  Infatti ascoltiamo un papà detenuto che ha lasciato un figlio ancora piccolo costretto a convivere con la mancanza ingiusta della figura paterna. Un desiderio di perdono che si mette in moto e sfocia nella voglia di ricominciare grazie ai programmi di riabilitazione che ogni detenuto sceglie di intraprendere consapevole del loro valore non soltanto ai fini della pena (pensiamo ai permessi di vedere i parenti durante le visite all’istituto fino a giungere a veri e propri permessi di libertà part-time ottenuti grazie alla buona condotta) ma anche morale. Le parole dette raggiungono il cuore perché toccano aspetti che noi diamo per scontati nella nostra vita ma che scontati non lo sono: pensiamo alla libertà abusata un po’ da tutti noi ma assaporata dai detenuti. Cogliamo questi sentimenti soprattutto dalla testimonianza di Francesco che racconta l’immensa gioia di poter aspettare il proprio figlio all’uscita di scuola che si scontra però con i pregiudizi, come quelli della maestra che non lo riconosce come il padre, o con il timore di essere visto fuori dal carcere da qualche conoscente intenzionato a provocarlo o dai carabinieri che potessero iniziare una serie di controlli.
Da sottolineare ancora la tenacia e la fermezza con cui Padre Gianfranco ribadisce la bellezza del Vangelo, bellezza che appartiene a ciascuno di noi in quanto figli di Dio, nonostante tutte le esperienze negative che possono farcelo dimenticare. Bellezza che spinge Gesù a dare la propria vita per noi, belli o brutti, credenti e non, bravi o cattivi. Il messaggio che Padre Gianfranco ha voluto trasmettere è un messaggio di speranza rivolto a tutti gli uomini, siano essi liberi cittadini, onesti, premurosi, ma ancora di più per gli ultimi, i poveri perché come dice Gesù “il medico non va dalla persona sana, ma dal malato”.
Il carcere è nel Castello medievale di Eboli
 Al termine della celebrazione segue un piccolo momento di condivisione, soprattutto di dolci offerti dagli ospiti, durante il quale è possibile conoscere più di persona i detenuti, scambiandosi sguardi, sorrisi, parole e strette di mano come veri fratelli.
Quello che ci colpisce più di tutto nel comportamento dei detenuti è la gioia, la gentilezza e la felicità con le quali ci salutano e ci ringraziano della visita, forse per noi un po’ scontata, ma che acquista molto valore per loro. Quella domenica, come ha detto un detenuto di nome Mariarco, potevamo starcene a casa tranquillamente tra il divano, la tv, ecc., ma invece abbiamo scelto di essere lì e questo gesto non passa inosservato tra i detenuti perché capiscono che non sono soli, che non sono abbandonati a se stessi, che c’è qualcuno pronto a lottare per ciascuno di loro.
L’incontro si conclude con una scena finale al tempo stesso inquietante ma ricca di significato: molti detenuti si affacciano dalle finestre serrate delle loro celle sul cortile centrale dove passiamo per raggiungere l’uscita. In quel momento tutti gli occhi si posano su di noi, quasi come in una scena di un film che siamo abituati a vedere in tv. Ma lì era tutto vero. Ad un certo punto divenne quasi straziante vedere quegli sguardi desiderosi di libertà, quasi invidiosi.
L’insegnamento che ci portiamo a casa da questa intensa esperienza è la consapevolezza che il Signore ci fa stupendi doni ogni giorno che risiedono nelle persone che abbiamo al nostro fianco e in noi stessi, doni che dobbiamo apprezzare in ogni momento, metterli a frutto per il bene dell’umanità e non metterli da parte, trascurarli o dimenticarli piangendosi addosso o scoraggiandosi di fronte alle difficoltà.
Possiamo dire che è stata l’occasione giusta per adorare il Corpo ed il Sangue di Cristo, non solo nel pane e il vino spezzato e donato per noi, ma soprattutto con i fratelli che il Signore chiama “più piccoli”. 

martedì 10 marzo 2015

“Dalla Vite alla Vita” - Scuola di formazione regionale OFS – GiFra 2014-2015


Anche quest’anno non poteva mancare l’appuntamento della scuola regionale di formazione vissuta insieme ai fratelli dell’Ordine Francescano Secolare a Nola, presso il Seminario Vescovile. Le scuole di formazione che viviamo hanno l’obiettivo di migliorare sempre più il nostro essere cristiani, il nostro essere testimoni di Cristo sull’orme di Francesco, il nostro essere fraternità. La tematica della giornata, “Dalla Vite alla Vita”,  ha avuto come riferimento la lettera di Papa Francesco inviata il 22 Dicembre 2014 alla Curia Romana e si è riflettuto sul vivere il nostro Servizio cibandosi prima di Cristo ed andando incontro a Lui, impegnandoci nella vita di Fraternità, sociale e familiare da veri cristiani, piuttosto che badare alla vana gloria, a desideri e sogni personali.  "Io sono la vite e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo taglia e ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto…”, frate Lorenzo ci ha spiegato quali sono le nostre responsabilità di essere i tralci di questa Vite che è Dio. Il legno del tralcio ha un pregio particolare, quello di essere ponte di linfa, portare cibo al grappolo di uva. Come al tempo di Gesù, anche oggi si corre nel rischio di essere falsi tralci, tralci che operano senza tener conto del resto della vite, persone che credono di poter agire di testa propria, che credono che solo con il loro operato si fa un determinato cammino. Invece no, noi siamo solo strumenti nelle mani del Signore, strumento di passaggio di quella linfa che è Lui, e per fare questo bisogna “rimanere in Lui”, non abbandonare gli impegni assunti con il Signore e per il Signore, non allontanarsi da Lui, permettere gi amarci e rimanere anche nel momento della prova, essere un tralcio attaccato alla Vite.
La giornata non poteva non iniziare nel migliore dei modi, ovvero con la Celebrazione Eucaristica presieduta da fr. Lorenzo Scafuro (OFM Sannio Irpinia), il quale ha tenuto anche la prima parte momento formativo subito alla fine della celebrazione. Partendo dal Vangelo di Giovanni (15, 1-11)
La seconda parte del momento, tenuta dal ministro Ofs regionale, è stata strutturata più sul dibattito, e attraverso diversi sondaggi, si è cercato di capire quali sono i mali personali che ci impediscono di vivere la nostra responsabilità di essere gifrini come un servizio, o che mettono in discussione il nostro operato, e insieme anche le possibili cure. Dopo il momento di formazione le varie fraternità si sono recate in refettorio per consumare il pranzo a sacco mentre nel pomeriggio si sono tenuti i laboratori divisi per settori di servizio, affinchè ogni gifrino/terziario potesse migliorare il proprio compito di essere testimone di Cristo. Alle 17.00 ci siamo riuniti in chiesa x la conclusione, con la preghiera finale ed il mandato per tutti noi, affidata a Padre Leonardo Franzese, Provinciale della Provincia dei Cappuccini di Napoli- Caserta. Infine, la scuola regionale si è conclusa con il mandato ai consigli e ai referenti locali OFS-Gi.fra., che ha riassunto pienamente la nostra missione di gifrini e responsabili di fraternità: impegnarci “a portare frutti di opere buone così che le nostre fraternità diventino viva testimonianza della Sua volontà tra gli uomini del nostro tempo”. E’ stata un'esperienza molto proficua in cui scambi di idee e pensieri hanno contribuito ad aggiungere un nuovo tassello alla crescita spirituale e personale, posto come obiettivo della giornata. L'esperienza ci ha donato la possibilità di riflettere su noi stessi per poterci poi aprire alla dimensione dell'altro, perché il mondo ha senso solo se comprendiamo il bisogno del nostro prossimo.

sabato 28 febbraio 2015

o.O ~ Io Scelgo Te ~ O.o

Domenica 15 Febbraio la Gioventù Francescana ha vissuto il rito della Promessa e dell’Accoglienza durante la S. Messa delle 19:00, presso il convento di S. Francesco e S. Antonio di Cava de’ Tirreni.
L’ accoglienza èil rito con cui la fraternità accoglie i nuovi gifrini che intendono accostarsi al cammino francescano. La Promessa, invece, è l’impegno del giovane a conoscere e a vivere il Vangelo secondo l’esempio di San Francesco in seno alla propria fraternità che lo accompagna nel cammino di ricerca e di crescita spirituale.
La S. Messa, celebrata da Fra Pietro Isacco e da Padre Candido del Pizzo si è svolta normalmente fino dell’omelia, momento che ha visto la partecipazione dei fedeli in Chiesa, i quali hanno interagito con il celebrante. Fra Pietro ha incentrato l’omelia sul dialogo in famiglia, tra genitori e figli, sulla comprensione reciproca e sull'amore sia verso i familiari che verso gli ultimi. Perdonare, amare, pregare e infine ringraziare è quello che si dovrebbe fare tutti i giorni. Infine ha invitato i presenti ad essere cristiani gioiosi, a non pensare alle cose negative e ad affrontare sempre con il sorriso la giornata e a ringraziare quotidianamente il Signore.
Dopo l'omelia il presidente della Fraternità Gi.Fra ha chiamato i candidati alla Promessa che, nel sentire il proprio nome, hanno risposto il proprio “Eccomi” al Signore e si sono avvicinati all’altare; poi il celebrante ha invitato i candidati alla preghiera vera e propria:[<< .. promettiamo di vivere la nostra giovinezza sull’esempio del mite Poverello d’Assisi. Vogliamo essere una comunità di fede che ha l’Eucarestia come centro, il Vangelo come guida, la Chiesa come Madre, i poveri e gli ultimi come fratelli..>>].  Dopo questo momento,  si è passati al rito di Accoglienza. Anche in questo caso, il presidente ha chiamato per nome i candidati e anch’essi rispondendo con un forte “Eccomi”, si sono avvicinati all’altare e hanno espresso la loro richiesta di entrare a far parte della fraternità per seguire Gesù Cristo secondo l’insegnamento di Francesco. A tutti i gifrini sono stati consegnati il Tau, elemento caratteristico della forma di vita francescana e che rispecchia lo stile di vita che i gifrini intendono seguire, e lo Statuto “Il Nostro Volto” dove è contenuta e descritta la forma di vita che ogni gifrino si impegna a rispettare.
A seguire, si è fatti avvicinare all’altare anche coloro che da poco hanno conosciuto questo cammino e che si impegnano a continuarlo. Al rito è seguito il momento dell’offertorio animato da tutti i gifrini: sono stati portati all’altare il pane, frutto della terra che sazia la fame dell’uomo, e il vino, dono della gioia e frutto dell’alleanza con il Signore; il crocifisso di S. Damiano simbolo della missione donata da Dio a Francesco; il sale e la luce che ricordano le parole di Cristo , "Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo"(Mt5,13-14)
La serata si è conclusa con i festeggiamenti insieme a familiari e alla comunità francescana e i gifrini si sono sciolti in abbracci, auguri, foto condividendo la gioia di essere fratelli.
Leggiamo le sensazioni di alcuni gifrini dopo la celebrazione:
-       Rosanna: "per me è la terza promessa ma ogni volta è come se fosse la prima, un'emozione unica e indescrivibile. Credo profondamente in ciò che prometto e sono contentissima di aver intrapreso questo cammino e di trasmettere la gioia di essere francescani ma prima di tutto cristiani!"
-       Valentina:" per me è stato un rito di iniziazione, di accoglienza e, a dir la verità, c'è stato più di un momento in cui mi sono emozionata, a partire dall'omelia di Fra Pietro che per lo più ci incitava a non lamentarci sempre delle cose che vanno male, ma di cercare di guardare sempre alle cose belle che la vita ci dà. Un secondo momento emozionante per me è stato la consegna del Tau da parte di Suor Flavia, la quale dopo averlo sistemato al nostro collo, ci ha abbracciati e accolti con un caldo "Benvenuta" ".
-       Maria Gabriella:" è stata la mia prima promessa e posso dire che la ricorderò per tutta la vita. Emozionante davvero tutto dall'omelia alla consegna del Tau con il caloroso abbraccio di Suor Flavia, e anche nel portare all'altare la candela e il sale. E' vero che è una Promessa, ma con un'importanza immensa per me, perchè mi sono impegnata in questo cammino per seguire le orme di San Francesco, vivendo tutti giorni accanto ai miei fratelli gifrini e credendo ogni giorno sempre più nel Signore."

Il titolo della nostra Promessa è stato:" IO SCELGO TE" ebbene sì noi tutti abbiamo scelto Te, Signore, e Tu ci hai scelti per portare avanti la tua volontà, sperando di essere sempre degni di TE.


In quest’occasione la fraternità vuole rivolgere il proprio invito a tutti quei giovani che intendono approfondire il loro rapporto con Gesù scegliendo la via umile e povera tracciata da San Francesco.  Vi aspettiamo, presso la saletta OFS- GiFra al Convento San Francesco e Sant'Antonio, il martedì per le prove di canto alle ore 19:45, il giovedì per l’incontro di formazione alle ore 21:00 e alla S. Messa domenicale alle ore 19:00.

sabato 7 febbraio 2015

Dipingi le piazze di Pace - Veglia di Preghiera

Martedì 27 Gennaio 2015, la gioventù francescana di Cava dei Tirreni ha concluso il mese della pace con una veglia di preghiera, presso il Convento di S.Francesco e S.Antonio.
La veglia si è aperta con la riflessione iniziale del celebrante Padre Candido del Pizzo, il quale ha incitato ad aprire il cuore poichè è lì che si nasconde la vera pace. 
Dopo il canto”Dona la Pace” e il Salmo 34 hanno avuto inizio i momenti della veglia, che sono stati quattro ognuno dei quali iniziava portando un segno all'altare. 
Il primo segno con cui ha avuto inizio il momento, intitolato “Non più schiavi ma fratelli”, è stato una candela, luce della Parola di Dio, che ha avuto lo scopo di illuminare la veglia ma soprattutto le menti e il cuore dei presenti, ad incitarli a spingerli verso la comunione con gli altri, ad accogliere e ad abbracciare i fratelli, senza calpestare i diritti fondamentali dell'altro e annientare la libertà e dignità altrui ricordando tra l’altro il massacro alle vittime ebree della Shoah. 
In seguito portando all'altare le catene è iniziato il secondo momento:" I molteplici volti della schiavitù". I gifrini hanno voluto sottolineare l'importanza del rispetto della persona umana, perchè solo con esso unito all'amore può iniziare un dialogo con coloro che operano e pensano diversamente da noi nella società, nella politica e nella religione.
Sono state ricordate le parole di un grande portavoce di pace Martin Luther King, il quale per affermare le proprie idee ,mediante i ricorrenti discorsi per la pace, ha pagato il prezzo della vita, confermando quello che nella sua poesia "Io ho un sogno" ha sperato fino alla fine dei suoi giorni: vedere tutti sia bianchi che neri uniti al tavolo della fratellanza. Le sue parole non sono state del tutto vane ma è riuscito a smuovere le coscienze di molti. 
Il terzo momento " Globalizzare la fraternità, non la schiavitù, nè l'indifferenza", è cominciato portando all' altare il mondo, perchè per sconfiggere questa indifferenza e questa schiavitù c'è bisogno della mobilitazione e dell'unione di tutti i fratelli del mondo, c'è bisogno di solidarietà e di fraternità, per dare speranza di un miglioramento delle condizioni degli ultimi. 
Infine il quarto momento ha visto i gifrini, uniti alla comunità, affidare al Padre i progetti di pace. Tale momento è stato quello più incisivo, che ha emozionato tutti perchè ognuno ha potuto scrivere proprie preghiere, riflessioni, su dei fogli da consegnare ai piedi dell’altare, e uniti poi insieme nella preghiera del Padre Nostro, la fraternità, si è unita più che mai nella lotta per la pace. 
Le stesse mani unite nella preghiera hanno visto alla fine della veglia lanciare verso l'alto una lanterna, in cui racchiudere le speranze di tutti e affidarle al Signore.  
 "La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia,sacrificio. La pace prima che traguardo, è cammino e per giunta cammino in salita"(Don Tonino Bello). 

La lotta per la pace non si conclude in un solo momento, quale la veglia, ma deve essere un continuo percorso, che solo insieme si può raggiungere. Non perdiamo tempo!

Le apine della solidarietà.

L’AIFO, Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, anche quest’anno, come avviene dal 2002, manda i suoi volontari per portare avanti l’iniziativa il "Miele della solidarietà".

Dal 1954, su sollecitazione di Raoul Follereau,  il movimento di solidarietà è impegnato a celebrare, nell’ultima domenica di gennaio, la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra per sensibilizzare alla lotta contro la lebbra e contro tutte quelle forme di “lebbra”, come possono essere la fame, la povertà, le malattie, l’egoismo, le guerre, le ingiustizie. Nell’intento del fondatore, questa importante giornata deve servire a raccogliere sostegni concreti per condurre caparbiamente questa sfida.
Quella di questo anno è la 62sima edizione della Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, per la quale AIFO ha scelto come motto: “Vivere è aiutare a Vivere”, una frase di Follereau che esprime con semplicità e chiarezza il dovere della solidarietà.
L’iniziativa è stata accolta anche quest’anno dalla gioventù francescana d’Italia e per la prima volta anche la Gioventù Francescana di Cava de’ Tirreni ha aderito alla vendita del miele della solidarietà con uno stand in piazza Duomo il 24 e il 25 gennaio 2015.
Tante le difficoltà dovute al freddo e alla diffidenza dei cittadini, i quali però sono stati pronti ad aiutare gli ultimi con una piccola offerta. I gifrini hanno riscaldato l’atmosfera con l’animazione invitando piccoli e grandi a partecipare a questo evento così importante. L’iniziativa ha segnato positivamente i gifrini, che in questa occasione hanno ricordato l’incontro di San Francesco con il lebbroso: “[…] scese da cavallo e corse ad abbracciare il lebbroso e, mentre questi stendeva la mano come per ricevere l’elemosina, gli porse del denaro e lo baciò […]”.

Sperando di essere donatori di amore e aiuto per il prossimo, la Gifra di Cava de’ Tirreni vi aspetta al prossimo evento.