venerdì 15 maggio 2015

Festa Regionale GiFra Campania e Basilicata - 2015 Pompei

Anche quest’anno, come da tradizione, il 1°Maggio si è svolta la Festa Regionale della Gioventù Francescana di Campania- Basilicata. L’evento si è tenuto nella storica Pompei, dove centinaia di gifrini sono giunti per condividere e ricordare la bellezza di essere francescani. 
Appena arrivati nel parco adiacente al santuario, l’accoglienza è stata piena di entusiasmo, com’è del resto tipico del carisma francescano, fatta di balli, canti e mille sorrisi. Inoltre ogni fraternità ha ricevuto, per ogni suo componente, un cartoncino da appendere al collo come riconoscimento della giornata ed un mattone con su scritto il nome della propria fraternità.
Il tema della giornata è stato: “AMA- CREDI-VAI”, per il quale è stato pensato un primo momento chiamato “L’amore che costruisce". Questo momento si apre con una doppia testimonianza di Fra Pietro e Fra Cyrille, i quali ci hanno fatto notare che la maggior parte di noi non vive pienamente di un’esistenza autentica ma si domanda sempre sul da farsi, sul futuro e sulla giusta strada da percorrere; anche Francesco chiedeva “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. Lui voleva diventare cavaliere, infatti partì per la guerra, ma a Spoleto successe qualcosa di clamoroso, sentì una voce dirgli: “Francesco, chi vuoi seguire? Il servo o il padrone?” e così decise di tornare a casa. Questo tornare indietro, per tutti noi, sarebbe stato inteso come un fallimento perché non siamo riusciti a realizzare il nostro sogno, ma per Francesco, invece, fu una rinascita. 
Inseguito viene portato sul palco il Crocifisso di San Damiano, il simbolo che caratterizza la spiritualità francescana perché tramite di esso Gesù parla a Francesco e gli mostra la via da seguire, “Vàe riparara la mia casa”. Fra Pietro si è soffermato su alcune caratteristiche del crocifisso di San Damiano quali le figure rappresentate, il significato dei colori rosso, per rappresentare l’amore, oro, per indicare la divinità e nero per rappresentare la morte. Ora ci chiediamo: "ma come la morte?" Viene rappresentata una cosa brutta e triste? La risposta sta nell’immagine del Cristo: il Cristo di San Damiano è vivo, gli occhi sono aperti e le braccia spalancate; su quelle mani vuole portare ognuno di noi. Cristo ha sconfitto la morte! Francesco ci insegna ad essere testimoni della vita e non della morte. Infine Cristo è cinto di un grembiule, simbolo del suo essere servo per amor nostro, mentre in alto ci sono le mani di Dio a benedire il dono che è suo Figlio e gli angeli che si rallegrano per la Resurrezione. 
A questo punto ogni fraternità viene chiamata a porre il proprio mattone ai piedi del crocifisso di S. Damiano: in quel mattone sono racchiuse le nostre esperienze, il nostro operare. Li vogliamo mettere uno sopra l’altro per costruire insieme, per migliorarci; vogliamo mettere sotto di essi l’umiltà che accompagna il nostro operato e che caratterizza nelle difficoltà; infine mettiamo accanto la condivisione dei nostri momenti con i fratelli.
In seguito l’attenzione viene posta sulla statua della Madonna del Loreto, simbolo che l’Italia, insieme al Crocifisso di San Damiano, porterà a Cracovia per la GMG del 2016. La presenza della statua viene accolta con una danza in cui i ballerini sono avvolti da veli bianchi, a significare la purezza, e fatto di salti ad indicare lo slancio di Maria verso le sicure bracci di Dio. In questa atmosfera viene letto il passo del Vangelo di Luca che narra l’incontro di Maria con l’Arcangelo Gabriele, in cui le viene annunciato il volere di Dio per lei e la risposta pronta e coraggiosa di Maria. La figura di Maria ci rallegra perché ci dimostra come il Signore vuole fare di noi qualcosa di stupendo, vuole fare della fraternità regionale qualcosa di grande arricchendola di nuovi giovani che vogliono gridare il loro grazie a Dio. Proprio per rappresentare la nuova linfa all’interno della Gioventù Francescana di Campania e Basilicata, viene portato un ramo secco al centro del palco e su cui ogni nuova fraternità pone un fiore così da ridare vita a qualcosa di spento.
Il momento conclusivo della mattinata è stato anch’esso introdotto dalla lettura del Vangelo, questa volta però del passo sull’ultima cena in cui Gesù lava i piedi agli Apostoli. Al termine del brano, i frati assistenti regionali hanno pensato di voler ripetere il gesto fatto da Gesù lavando i piedi ai presidenti di ogni fraternità in rappresentanza di tutti i gifrini della Campania e Basilicata. È stato un gesto molto forte e bello, c’ha fatto capire che per un fratello si è disposti senza timore anche ad “abbassarsi” per lavargli i piedi, considerata dagli ebrei la parte più sporca del corpo perché a contatto con la terra, con umiltà e spirito di servizio che Gesù ha voluto insegnarci.
Al termine di questa bella ed intensa mattinata ci siamo uniti in un’unica preghiera finale e ci è stato consegnato un Sussidio della Pastorale Giovanile in preparazione alla GMG del prossimo anno in cui vengono spiegati i due simboli della Madonna di Loreto e del Crocifisso di San Damiano, nonché fornisce alcuni spunti di riflessione personali.
Dopo il pranzo a sacco consumato sui verdi giardini del parco, sono stati organizzati dei giochi che ci hanno dato la possibilità di sperimentare la fiducia nell’altro, lo stare insieme con gioia, in una sana competizione, l'opportunitá di conoscere altri fratelli. Quasi giunti al termine della giornata sono stati riconsegnati i mattoni ma questa volta non alle rispettive Fraternità poiché sono stati consegnati in modo del tutto casuale: ogni mattone ricevuto voleva significare l’impegno a prendersi cura della Fraternità il cui nome era scritto sopra di esso, come responsabili della vita degli altri in un’unica famiglia.
Il momento conclusivo della giornata è stata la Celebrazione Eucaristica svoltasi al Santuario delle Beata Vergine Maria, raggiunto tutti  insieme in una piccola processione. Dopo la rituale foto-ricordo di gruppo, veniamo accolti all’interno del Santuario dal responsabile della Pastorale Giovanile di Pompei, nonché dal saluto del Vescovo di Pompei Tommaso Caputo.
In occasione dell’inizio del mese mariano, il Santuario non poteva che essere affollato da fedeli provenienti da tante città e non c’è stato modo migliore per testimoniare il nostro credo: trasmettere gioia, entusiasmo e calore a tutte le persone che incontravamo, lasciandole colpite di vedere tanti giovani francescani pregare insieme, cantare insieme e gioire insieme nel Signore
Da questa giornata ci portiamo a casa la consapevolezza che ci sono centinaia di giovani, di vite, di cuori che scelgono di battere insieme, nella stessa direzione e per la stessa persona: Gesù Cristo. E dopo aver assaporato l’Amore verso l’altro, dopo aver Creduto ed esserci Affidati all’altro, non ci resta che Andare per testimoniare Gesù, che è gioia, vita e non morte, a tutti.

martedì 12 maggio 2015

"Aggiungi un posto a tavola...che c'è un Fratello in più!"

Sabato 18 aprile 2015 la Gi.Fra di Cava de’ Tirreni, insieme alle fraternità di Nocera Materdomini e Nocera Santa Maria degli Angeli, ha accolto l’invito della fraternità regionale di Campania e Basilicata a mettersi concretamente al servizio degli ultimi organizzando una nuova iniziativa. Il nome pensato per tale occasione è "Aggiungi un posto a tavola" proprio per evidenziarne lo scopo: vivere una giornata di Fraternità con chi non sempre ha l’opportunità di farlo, perché dimenticato, etichettato, emarginato, lasciato solo e messo agli angoli della nostra società.
L’organizzazione dell’evento è stata affidata completamente alle fraternità locali, le quali hanno sperimentato il piacere e le difficoltà di lavorare spalla a spalla riuscendo a creare la giusta sinergia per la buona riuscita dell’iniziativa.
Dai diversi incontri di preparazione, si è deciso di dare all’evento la forma di una cena da consumare in una sala messa a disposizione dal santuario di Materdomini, opportunamente preparata a festa con palloncini, striscioni e segnaposto a cura delle fraternità.  
L’iniziativa ha avuto inizio con l’accoglienza delle famiglie invitate con balli ed animazione curati dalla fraternità di Cava de’ Tirreni ed inseguito si sono intervallati momenti di consumazione del pasto, preparato gentilmente dalla fraternità “di casa” di Nocera Materdomini, con giochi e divertimento, pensati ed organizzati dalla fraternità di Nocera Santa Maria degli Angeli.
L’emozione più forte forse l’abbiamo vissuta nella consumazione dei pasti: infatti i gifrini si sono “mischiati” a tavola con gli ospiti dando vita a forti relazioni fatte sia di ascolto che di condivisione della propria realtà quotidiana. 
Nell’iniziativa, oltre ai momenti di gioia ed allegria, sono stati vissuti attimi un pochino più seri, in cui ci si è riuniti insieme nella preghiera di ringraziamento al Signore, per i doni che ci ha fatto, nonché dare testimonianza, con parole accompagnate dai fatti, di cosa sia la Gioventù Francescana.
La cena si è poi conclusa con la consumazione dei dolci e lo scambio di saluti e abbracci; mentre la nostra iniziativa si è conclusa con la sistemazione della sala dove è stato possibile cogliere il significato di essere fraternità: essere ragazzi e ragazze, a malapena conoscenti, ma che si mettono in gioco facendosi carico ognuno di un piccolo lavoro, consapevoli di aver in comune un unico scopo, quello del servizio.
Possiamo dire che l’iniziativa “Aggiungi un posto a tavola” non è stata una giornata come le altre; sappiamo di portarci a casa la consapevolezza di aver regalato un sorriso a molti bambini, aver donato un po’ di speranza a molte persone per poter mettere da parte, anche solo per un paio d’ore, i mille problemi quotidiani.Tante emozioni che riempiono il cuore di gioia e che ogni gifrinoconserverà a lungo dentro di sé.

venerdì 10 aprile 2015

Ripartire dal Cuore - Festa Diocesana dei Giovani

Sabato 28 Marzo presso il “Teatro Reginella” di Santa Lucia di Cava dei Tirreni i gifrini hanno partecipato alla festa dei giovani organizzata dalla Pastorale giovanile della Arcidiocesi Amalfi - Cava, il cui tema è stato:"Ripartire dal cuore". Anche quest’anno i gifrini hanno collaborato con i ragazzi dell’oratorio della SS. Annunziata per animare l’evento con tanti balli tra cui l’inno scelto per questa giornata, "Fatti avanti amore", accogliendo tutti i giovani giunti da varie parrocchie della diocesi.
Il pomeriggio ha avuto inizio con un momento di preghiera durante il quale abbiamo vissuto tante emozioni nell'ascoltare la testimonianza dei giovani del centro “Girasole” di Tramonti, che accoglie soggetti disabili e il cui obiettivo è quello di integrarli socialmente.
Giovani del centro "Girasole"
I giovani hanno cantato "Come un pittore", la famosa canzone dei Modà. Come ha riferito la collaboratrice dell’associazione: " I ragazzi disabili sono dotati di particolari abilità e doni dell’anima come l’allegria e la voglia di vivere, ed è questo che li rende davvero speciali”. Ed è vero perché sono capaci di trasmettere gioia al solo guardarli. Hanno bisogno solo di tanta cura ed attenzione e loro ricambiano con tutto l’ amore che possono donare. Ragazzi davvero unici che nel partecipare ai balli, con le loro possibilità, hanno riacceso la sensibilità di tutti, e lo facevano con un’allegria che ci porta a riflettere: vedere giovani che, nonostante le loro difficoltà, hanno tanta gioia e voglia di vivere, mentre noi siamo mai contenti di ciò che abbiamo e sprechiamo il dono della vita che ci è stato fatto.
In seguito la parola è passata al Vescovo Orazio Soricelli che ha ricordato il tema di quest’anno rimarcando il discorso del Papa sulle beatitudini.
Al termine del momento di preghiera iniziale, presso le sale dell’oratorio della chiesa di S. Lucia, sono iniziati i laboratori curati da giovani animatori e da diversi sacerdoti della diocesi. I giovani sono stati divisi in vari gruppi e hanno partecipato a tre laboratori: il primo intitolato "Io con il tu" in cui si è discusso sul tema dell’amicizia, sul rapporto con il fratello, nostro prossimo, sulle nostre capacità di aiutare l’altro in difficoltà e su quanto siamo disposti ad amare l’altro, quelle persone riservate, emarginate perché non al passo con le tendenze del momento
Il secondo laboratorio è stato:"Io con me stesso"; attraverso una riflessione sulla canzone di Marco Mengoni “Essere umani”, i ragazzi hanno cercato di riscoprire se stessi guardandosi attraverso uno specchio e privandosi dellemaschere che spesso indossiamo nel quotidiano, nei vari rapporti e situazioni. Conclusioni? "L’amore ha vinto, vince e vincerà", bisogna credere in se stessi e accettarsi senza indossare alcuna maschera, il Signore ci ama così come siamo, e non perdere la speranza qualunque cosa accada. Per potersi aprire al prossimo è necessario avere fiducia in sé e consapevolezza del proprio essere.
Kantiere Kairos
L’ultimo laboratorio è stato " Io con il noi" nel quale si è parlato di un valore importantissimo per noi giovani: lalibertà. La libertà che dovremmo avere noi giovani nell’affrontare le scelte, senza farci influenzare dalla società che ci viene proposta ogni giorno, improntata all’individualismo, e se è possibile riscoprire, creare un mondo nuovo. I nostri obiettivi futuri ,ad esempio, non devono essere visti solo come pura autorealizzazione personale, ma come un modo per dare aiuto e rendere felice anche l’altro.
Conclusi i laboratori, al Teatro ci attendeva il gruppo “Kantiere Kairos” per dare inizio ad un concerto. Una rock band cristiana, formata da ragazzi comuni, ma con tanta voglia di testimoniare il Signore attraverso la modalità della musica, il linguaggio che più li rappresenta.
Varie sono state le tematiche affrontate nelle canzoni, tra cui la morte, vista non come un qualcosa di negativo, ma come un incontro con il Signore nei cieli. In una canzone in particolare hanno evidenziato, che noi siamo strumenti nelle mani di Dio e che la sua Volontà deve essere fatta.
Al termine delle diverse canzoni, o meglio, veri e propri inni all’amore del Signore, i ragazzi sono stati inviatati a provare la sensazione in prima persona, alzandosi in piedi e cantando una Lode al Signore che ci ama e ci amerà sempre. 
Il Vescovo coi tanti giovani che hanno partecipato alla festa
L’evento si è concluso con la cena condivisa e offertaci dalla parrocchia di Santa Lucia, con i saluti e ringraziamenti finali.      
Si attende già la festa del prossimo anno, con tanta voglia di stare insieme sia tra i giovani ma soprattutto con il Signore, che è perno della nostra vita, ci unisce e ci dà forza e gioia ogni giorno. Vi aspettiamo!

giovedì 2 aprile 2015

Mani tese verso il Mondo

Il carcere è un’istituzione conosciuta genericamente come luogo nel quale vengono imposte delle restrizioni più o meno gravi a persone che hanno violato la legge. Il progetto “Mani tese verso il mondo” nasce dalla volontà della famiglia francescana laica di Campania e Basilicata di rendersi presente ai fratelli che vivono un difficile status di vita ed ha come obiettivo la sensibilizzazione delle fraternità locali OFS e Gifra verso queste realtà. 
La gioventù francescana di Cava de’ Tirreni domenica 15 marzo si è recata presso l’I.C.A.T.T. di Eboli, un istituto a custodia attenuata per il trattamento delle tossicodipendenze e/o alcoldipendenze. L’istituto accoglie mediamente circa 50 detenuti con caratteristiche ben definite: giovani di età compresa tra i 19 e 45 anni, tossicodipendenti e/o alcolisti provenienti dalla provincia di Salerno o dal territorio della Regione Campania, con un basso indice di pericolosità sociale. La struttura di particolare rilievo storico è all'interno del Castello medievale di Eboli.
Noi Gifrini prima di entrare
Dopo i controlli di routine, svolti dalla polizia penitenziaria, ci dirigiamo verso una sala teatrale dove avrà luogo la Celebrazione Eucaristica e un momento di confronto con i detunuti. 
In quel momento iniziano a prendere piede nel nostro animo sentimenti di timore ma anche mistero e stupore. A primo impatto, nessuno riconosce chi sono i detenuti, anche perché siamo abituati ad un immagine del "carcerato – tipico”, muscoloso, tatuato, non curato in volto. Tutti i sentimenti iniziali svaniscono quando Fra' Gianfranco decide di sostituire la consueta omelia dando spazio alle parole che ogni detenuto sentiva di condividere. È questo il momento più toccante dell’ esperienza: la mente inizia a distinguere le figure dei detenuti ma ben presto viene contraddetta dal cuore che riconosce nella persona che parla un fratello.
La distanza formale che divide noi ospiti dai detenuti viene spazzata via dalle parole di questi ultimi, cariche di rammarico, a volte tristezza, ma pronunciate con grande spontaneità e orgoglio. Le diverse testimonianze ci fanno calare nelle vicende vissute dai detenuti, mettendoci a contatto con le realtà quotidiane che, con indifferenza e superficialità, apprendiamo dai media convinti che non ci appartengono e non ci possano sfiorare minimamente. Dall’ ascolto è possibile tracciare un filo conduttore che unisce le diverse parole: il desiderio del perdono. Desiderio che parte dalla consapevolezza dell’errore fatto a danno non tanto di sé ma quanto nei confronti delle persone che si hanno intorno e che ci vogliono bene.  Infatti ascoltiamo un papà detenuto che ha lasciato un figlio ancora piccolo costretto a convivere con la mancanza ingiusta della figura paterna. Un desiderio di perdono che si mette in moto e sfocia nella voglia di ricominciare grazie ai programmi di riabilitazione che ogni detenuto sceglie di intraprendere consapevole del loro valore non soltanto ai fini della pena (pensiamo ai permessi di vedere i parenti durante le visite all’istituto fino a giungere a veri e propri permessi di libertà part-time ottenuti grazie alla buona condotta) ma anche morale. Le parole dette raggiungono il cuore perché toccano aspetti che noi diamo per scontati nella nostra vita ma che scontati non lo sono: pensiamo alla libertà abusata un po’ da tutti noi ma assaporata dai detenuti. Cogliamo questi sentimenti soprattutto dalla testimonianza di Francesco che racconta l’immensa gioia di poter aspettare il proprio figlio all’uscita di scuola che si scontra però con i pregiudizi, come quelli della maestra che non lo riconosce come il padre, o con il timore di essere visto fuori dal carcere da qualche conoscente intenzionato a provocarlo o dai carabinieri che potessero iniziare una serie di controlli.
Da sottolineare ancora la tenacia e la fermezza con cui Padre Gianfranco ribadisce la bellezza del Vangelo, bellezza che appartiene a ciascuno di noi in quanto figli di Dio, nonostante tutte le esperienze negative che possono farcelo dimenticare. Bellezza che spinge Gesù a dare la propria vita per noi, belli o brutti, credenti e non, bravi o cattivi. Il messaggio che Padre Gianfranco ha voluto trasmettere è un messaggio di speranza rivolto a tutti gli uomini, siano essi liberi cittadini, onesti, premurosi, ma ancora di più per gli ultimi, i poveri perché come dice Gesù “il medico non va dalla persona sana, ma dal malato”.
Il carcere è nel Castello medievale di Eboli
 Al termine della celebrazione segue un piccolo momento di condivisione, soprattutto di dolci offerti dagli ospiti, durante il quale è possibile conoscere più di persona i detenuti, scambiandosi sguardi, sorrisi, parole e strette di mano come veri fratelli.
Quello che ci colpisce più di tutto nel comportamento dei detenuti è la gioia, la gentilezza e la felicità con le quali ci salutano e ci ringraziano della visita, forse per noi un po’ scontata, ma che acquista molto valore per loro. Quella domenica, come ha detto un detenuto di nome Mariarco, potevamo starcene a casa tranquillamente tra il divano, la tv, ecc., ma invece abbiamo scelto di essere lì e questo gesto non passa inosservato tra i detenuti perché capiscono che non sono soli, che non sono abbandonati a se stessi, che c’è qualcuno pronto a lottare per ciascuno di loro.
L’incontro si conclude con una scena finale al tempo stesso inquietante ma ricca di significato: molti detenuti si affacciano dalle finestre serrate delle loro celle sul cortile centrale dove passiamo per raggiungere l’uscita. In quel momento tutti gli occhi si posano su di noi, quasi come in una scena di un film che siamo abituati a vedere in tv. Ma lì era tutto vero. Ad un certo punto divenne quasi straziante vedere quegli sguardi desiderosi di libertà, quasi invidiosi.
L’insegnamento che ci portiamo a casa da questa intensa esperienza è la consapevolezza che il Signore ci fa stupendi doni ogni giorno che risiedono nelle persone che abbiamo al nostro fianco e in noi stessi, doni che dobbiamo apprezzare in ogni momento, metterli a frutto per il bene dell’umanità e non metterli da parte, trascurarli o dimenticarli piangendosi addosso o scoraggiandosi di fronte alle difficoltà.
Possiamo dire che è stata l’occasione giusta per adorare il Corpo ed il Sangue di Cristo, non solo nel pane e il vino spezzato e donato per noi, ma soprattutto con i fratelli che il Signore chiama “più piccoli”. 

martedì 10 marzo 2015

“Dalla Vite alla Vita” - Scuola di formazione regionale OFS – GiFra 2014-2015


Anche quest’anno non poteva mancare l’appuntamento della scuola regionale di formazione vissuta insieme ai fratelli dell’Ordine Francescano Secolare a Nola, presso il Seminario Vescovile. Le scuole di formazione che viviamo hanno l’obiettivo di migliorare sempre più il nostro essere cristiani, il nostro essere testimoni di Cristo sull’orme di Francesco, il nostro essere fraternità. La tematica della giornata, “Dalla Vite alla Vita”,  ha avuto come riferimento la lettera di Papa Francesco inviata il 22 Dicembre 2014 alla Curia Romana e si è riflettuto sul vivere il nostro Servizio cibandosi prima di Cristo ed andando incontro a Lui, impegnandoci nella vita di Fraternità, sociale e familiare da veri cristiani, piuttosto che badare alla vana gloria, a desideri e sogni personali.  "Io sono la vite e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo taglia e ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto…”, frate Lorenzo ci ha spiegato quali sono le nostre responsabilità di essere i tralci di questa Vite che è Dio. Il legno del tralcio ha un pregio particolare, quello di essere ponte di linfa, portare cibo al grappolo di uva. Come al tempo di Gesù, anche oggi si corre nel rischio di essere falsi tralci, tralci che operano senza tener conto del resto della vite, persone che credono di poter agire di testa propria, che credono che solo con il loro operato si fa un determinato cammino. Invece no, noi siamo solo strumenti nelle mani del Signore, strumento di passaggio di quella linfa che è Lui, e per fare questo bisogna “rimanere in Lui”, non abbandonare gli impegni assunti con il Signore e per il Signore, non allontanarsi da Lui, permettere gi amarci e rimanere anche nel momento della prova, essere un tralcio attaccato alla Vite.
La giornata non poteva non iniziare nel migliore dei modi, ovvero con la Celebrazione Eucaristica presieduta da fr. Lorenzo Scafuro (OFM Sannio Irpinia), il quale ha tenuto anche la prima parte momento formativo subito alla fine della celebrazione. Partendo dal Vangelo di Giovanni (15, 1-11)
La seconda parte del momento, tenuta dal ministro Ofs regionale, è stata strutturata più sul dibattito, e attraverso diversi sondaggi, si è cercato di capire quali sono i mali personali che ci impediscono di vivere la nostra responsabilità di essere gifrini come un servizio, o che mettono in discussione il nostro operato, e insieme anche le possibili cure. Dopo il momento di formazione le varie fraternità si sono recate in refettorio per consumare il pranzo a sacco mentre nel pomeriggio si sono tenuti i laboratori divisi per settori di servizio, affinchè ogni gifrino/terziario potesse migliorare il proprio compito di essere testimone di Cristo. Alle 17.00 ci siamo riuniti in chiesa x la conclusione, con la preghiera finale ed il mandato per tutti noi, affidata a Padre Leonardo Franzese, Provinciale della Provincia dei Cappuccini di Napoli- Caserta. Infine, la scuola regionale si è conclusa con il mandato ai consigli e ai referenti locali OFS-Gi.fra., che ha riassunto pienamente la nostra missione di gifrini e responsabili di fraternità: impegnarci “a portare frutti di opere buone così che le nostre fraternità diventino viva testimonianza della Sua volontà tra gli uomini del nostro tempo”. E’ stata un'esperienza molto proficua in cui scambi di idee e pensieri hanno contribuito ad aggiungere un nuovo tassello alla crescita spirituale e personale, posto come obiettivo della giornata. L'esperienza ci ha donato la possibilità di riflettere su noi stessi per poterci poi aprire alla dimensione dell'altro, perché il mondo ha senso solo se comprendiamo il bisogno del nostro prossimo.

sabato 28 febbraio 2015

o.O ~ Io Scelgo Te ~ O.o

Domenica 15 Febbraio la Gioventù Francescana ha vissuto il rito della Promessa e dell’Accoglienza durante la S. Messa delle 19:00, presso il convento di S. Francesco e S. Antonio di Cava de’ Tirreni.
L’ accoglienza èil rito con cui la fraternità accoglie i nuovi gifrini che intendono accostarsi al cammino francescano. La Promessa, invece, è l’impegno del giovane a conoscere e a vivere il Vangelo secondo l’esempio di San Francesco in seno alla propria fraternità che lo accompagna nel cammino di ricerca e di crescita spirituale.
La S. Messa, celebrata da Fra Pietro Isacco e da Padre Candido del Pizzo si è svolta normalmente fino dell’omelia, momento che ha visto la partecipazione dei fedeli in Chiesa, i quali hanno interagito con il celebrante. Fra Pietro ha incentrato l’omelia sul dialogo in famiglia, tra genitori e figli, sulla comprensione reciproca e sull'amore sia verso i familiari che verso gli ultimi. Perdonare, amare, pregare e infine ringraziare è quello che si dovrebbe fare tutti i giorni. Infine ha invitato i presenti ad essere cristiani gioiosi, a non pensare alle cose negative e ad affrontare sempre con il sorriso la giornata e a ringraziare quotidianamente il Signore.
Dopo l'omelia il presidente della Fraternità Gi.Fra ha chiamato i candidati alla Promessa che, nel sentire il proprio nome, hanno risposto il proprio “Eccomi” al Signore e si sono avvicinati all’altare; poi il celebrante ha invitato i candidati alla preghiera vera e propria:[<< .. promettiamo di vivere la nostra giovinezza sull’esempio del mite Poverello d’Assisi. Vogliamo essere una comunità di fede che ha l’Eucarestia come centro, il Vangelo come guida, la Chiesa come Madre, i poveri e gli ultimi come fratelli..>>].  Dopo questo momento,  si è passati al rito di Accoglienza. Anche in questo caso, il presidente ha chiamato per nome i candidati e anch’essi rispondendo con un forte “Eccomi”, si sono avvicinati all’altare e hanno espresso la loro richiesta di entrare a far parte della fraternità per seguire Gesù Cristo secondo l’insegnamento di Francesco. A tutti i gifrini sono stati consegnati il Tau, elemento caratteristico della forma di vita francescana e che rispecchia lo stile di vita che i gifrini intendono seguire, e lo Statuto “Il Nostro Volto” dove è contenuta e descritta la forma di vita che ogni gifrino si impegna a rispettare.
A seguire, si è fatti avvicinare all’altare anche coloro che da poco hanno conosciuto questo cammino e che si impegnano a continuarlo. Al rito è seguito il momento dell’offertorio animato da tutti i gifrini: sono stati portati all’altare il pane, frutto della terra che sazia la fame dell’uomo, e il vino, dono della gioia e frutto dell’alleanza con il Signore; il crocifisso di S. Damiano simbolo della missione donata da Dio a Francesco; il sale e la luce che ricordano le parole di Cristo , "Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo"(Mt5,13-14)
La serata si è conclusa con i festeggiamenti insieme a familiari e alla comunità francescana e i gifrini si sono sciolti in abbracci, auguri, foto condividendo la gioia di essere fratelli.
Leggiamo le sensazioni di alcuni gifrini dopo la celebrazione:
-       Rosanna: "per me è la terza promessa ma ogni volta è come se fosse la prima, un'emozione unica e indescrivibile. Credo profondamente in ciò che prometto e sono contentissima di aver intrapreso questo cammino e di trasmettere la gioia di essere francescani ma prima di tutto cristiani!"
-       Valentina:" per me è stato un rito di iniziazione, di accoglienza e, a dir la verità, c'è stato più di un momento in cui mi sono emozionata, a partire dall'omelia di Fra Pietro che per lo più ci incitava a non lamentarci sempre delle cose che vanno male, ma di cercare di guardare sempre alle cose belle che la vita ci dà. Un secondo momento emozionante per me è stato la consegna del Tau da parte di Suor Flavia, la quale dopo averlo sistemato al nostro collo, ci ha abbracciati e accolti con un caldo "Benvenuta" ".
-       Maria Gabriella:" è stata la mia prima promessa e posso dire che la ricorderò per tutta la vita. Emozionante davvero tutto dall'omelia alla consegna del Tau con il caloroso abbraccio di Suor Flavia, e anche nel portare all'altare la candela e il sale. E' vero che è una Promessa, ma con un'importanza immensa per me, perchè mi sono impegnata in questo cammino per seguire le orme di San Francesco, vivendo tutti giorni accanto ai miei fratelli gifrini e credendo ogni giorno sempre più nel Signore."

Il titolo della nostra Promessa è stato:" IO SCELGO TE" ebbene sì noi tutti abbiamo scelto Te, Signore, e Tu ci hai scelti per portare avanti la tua volontà, sperando di essere sempre degni di TE.


In quest’occasione la fraternità vuole rivolgere il proprio invito a tutti quei giovani che intendono approfondire il loro rapporto con Gesù scegliendo la via umile e povera tracciata da San Francesco.  Vi aspettiamo, presso la saletta OFS- GiFra al Convento San Francesco e Sant'Antonio, il martedì per le prove di canto alle ore 19:45, il giovedì per l’incontro di formazione alle ore 21:00 e alla S. Messa domenicale alle ore 19:00.